I consiglieri di Base Popolare segnalano una possibile chiusura entro settembre. Gli atti raccontano una domanda di rinnovo presentata nel 2024 e una valutazione ambientale avviata nel 2025. Resta da chiarire la data dell’eventuale stop.
Un cantiere produce anche ciò che nessuno vuole tenersi: calcinacci, mattoni, cemento, materiali da portare in un impianto autorizzato. Ad Alghero la preoccupazione è dove potranno finire se la discarica di Monte Doglia smetterà di riceverli. Gianni Martinelli e Alberto Bamonti, consiglieri comunali di Base Popolare, segnalano una possibile chiusura entro la fine di settembre e chiedono alla Regione di intervenire.
«Siamo fortemente preoccupati per la possibile chiusura, entro la fine del mese, dell’impianto di smaltimento degli inerti e dei materiali di risulta delle lavorazioni edili situato nell’area di Monte Doglia».
La questione riguarda imprese edili e artigiani che utilizzano la struttura per conferire gli scarti delle proprie lavorazioni. Un impianto più lontano significa tragitti più lunghi e maggiori spese di trasporto. Occorre inoltre sapere quali materiali le altre strutture possano accettare e in quali quantità: la loro presenza sulla carta, da sola, non risolve il problema.
«Ad oggi, infatti, non è chiaro quale sarà la soluzione alternativa e dove le imprese potranno conferire gli inerti e gli altri materiali di risulta qualora l’impianto dovesse effettivamente cessare l’attività a fine mese», scrivono Martinelli e Bamonti.
La scadenza indicata dai consiglieri non trova però conferma negli atti finora esaminati. I documenti disponibili consentono di ricostruire una vicenda più lunga, nella quale si intrecciano lo spazio ancora utilizzabile nella discarica, il rinnovo dell’autorizzazione e la valutazione dei suoi effetti sull’ambiente.
L’impianto è gestito dalla società CA.MA.C. L’autorizzazione rilasciata dalla Provincia di Sassari il 17 dicembre 2014 aveva una durata di dieci anni. Secondo lo Studio di impatto ambientale depositato dalla società, la domanda di rinnovo è stata presentata il 16 aprile 2024, prima della scadenza. È un particolare essenziale: la sola data del vecchio provvedimento non permette di stabilire a quali condizioni l’attività possa proseguire durante il procedimento.
Nella conferenza di servizi del 29 ottobre 2024, la riunione tra gli enti chiamati a esaminare la pratica, sarebbe emersa anche la necessità di una valutazione ambientale. La ricostruzione contenuta nello studio riferisce infatti che la discarica rientrava fra gli impianti soggetti a questa procedura, ma che agli atti del servizio regionale non risultavano domande di valutazione d’impatto ambientale relative alla struttura.
La Regione ha quindi chiesto una VIA “ex post”: un esame degli effetti sull’ambiente svolto quando l’impianto esiste già, considerando anche quanto avvenuto dalla sua realizzazione. Questa ricostruzione proviene dagli elaborati presentati dalla società e non consente, da sola, di attribuire responsabilità per i precedenti passaggi amministrativi.
La domanda è stata depositata il 6 marzo 2025. L’avviso pubblico è uscito il 24 giugno successivo, aprendo trenta giorni per le osservazioni. Nella scheda regionale consultata il procedimento risulta ancora “in istruttoria”, senza un provvedimento conclusivo pubblicato. La valutazione comprende anche gli effetti sul sito naturalistico protetto di Capo Caccia, con le isole Foradada e Piana, e Punta del Giglio.
C’è poi un limite che nessun rinnovo può cancellare: la capacità della discarica. La relazione tecnica indica che al 31 dicembre 2023 restavano disponibili 98.295 metri cubi. La richiesta di rinnovo era finalizzata a utilizzare quelle volumetrie e lo studio descrive l’attività come in fase di esaurimento, prospettando il successivo recupero della vegetazione.
Quel dato risale però a quasi tre anni fa. Per conoscere lo spazio disponibile oggi servono i quantitativi conferiti nel frattempo. Non permette dunque di stabilire se la capacità sia ormai esaurita, né di fissare lo stop alla fine di questo mese.
È qui che la richiesta politica incontra la necessità di una risposta tecnica. Se i conferimenti devono cessare, occorre chiarire da quando e per quale ragione: esaurimento dello spazio, condizioni autorizzative o altre circostanze. E indicare alle imprese dove potranno portare i materiali. Martinelli e Bamonti chiedono un confronto urgente con gli uffici regionali e una soluzione che assicuri la continuità del servizio. «Non possiamo permettere che una questione di questa portata si trasformi in un ulteriore ostacolo per chi lavora, produce e investe sul nostro territorio».
Il problema delle alternative, del resto, emergeva già nello studio depositato dal gestore, che sottolineava la posizione dell’impianto rispetto al bacino di Alghero, Sassari e Porto Torres e le maggiori distanze delle altre discariche. È una valutazione della società, da verificare oggi con capacità disponibili, percorsi e costi.
«La gestione degli inerti e dei materiali provenienti dalle lavorazioni edili è un servizio indispensabile per il territorio. Non possiamo arrivare alla chiusura di un impianto senza avere già individuato una soluzione concreta, sostenibile e immediatamente operativa. Chiediamo alla Regione di intervenire subito senza ulteriori ritardi», concludono i due consiglieri. Alle imprese serve sapere se il prossimo carico sarà accettato. Agli enti competenti spetta chiarire a quali condizioni e, se Monte Doglia non potrà più riceverlo, verso quale destinazione dovrà partire.