In Italia scrivere una regola è solo metà dell'opera; la vera impresa, quasi sempre, è convincere gli uffici ad applicarla. L'ennesima dimostrazione pratica di questo teorema si sta consumando ad Alghero, ma stavolta il cortocircuito amministrativo non riguarda scartoffie di poco conto, bensì la quotidianità di chi ha già i suoi problemi: le persone con disabilità.
I fatti parlano di un iter che sembrava essersi concluso nel migliore dei modi. Dopo mesi di lavoro in commissione, il 19 giugno scorso il Consiglio comunale ha approvato in via definitiva il nuovo regolamento per gli stalli riservati. Un testo nero su bianco nato per garantire un diritto sacrosanto: l'assegnazione di parcheggi numerati e regolamentati per chi convive con gravi difficoltà motorie. Da quel giorno, tuttavia, il documento è rimasto lettera morta. Le richieste presentate dai cittadini sono finite su un binario morto e le pratiche si accumulano sulle scrivanie.
A far saltare il coperchio è Christian Mulas, consigliere comunale del Partito Sardo d'Azione. La sua è un'accusa politica precisa: il regolamento è ostaggio di ripicche, conflitti e rivalità interne agli uffici comunali, con un riferimento esplicito alle dinamiche della Polizia Municipale.
«Le beghe interne devono rimanere nelle stanze», attacca Mulas, che mette a nudo l'assurdità della situazione. Il ragionamento non fa una piega: se esistono problemi organizzativi, divergenze o palesi antipatie tra colleghi in divisa o dietro le scrivanie, la questione deve essere risolta dai dirigenti. Il conto delle disfunzioni d'ufficio non può essere presentato alla famiglia di un disabile che attende un parcheggio sotto casa per garantirsi un minimo di autonomia.
Per sbloccare l'ingranaggio, il consigliere sardista ha chiesto ufficialmente l'intervento della Segreteria comunale per mettere ordine nel caos e capire quante siano le istanze chiuse nei cassetti. Sul tavolo c'è anche un'interrogazione urgente pronta per essere depositata in Consiglio. L'obiettivo è costringere l'amministrazione a fornire i numeri esatti delle richieste inevase e, soprattutto, a spiegare pubblicamente le ragioni di una simile paralisi.
La sintesi della vicenda è brutale nella sua semplicità: il Consiglio comunale ha fatto la sua parte e ha approvato la norma. Ora spetta a chi di dovere deporre i rancori d'ufficio e timbrare quelle carte. Perché far combattere la burocrazia a chi deve già combattere ogni giorno con una disabilità, più che un disservizio, è una scortesia istituzionale che la città non può permettersi.
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