Il consigliere Michele Pais vota contro l'operazione immobiliare e invoca l'applicazione dello Statuto speciale per ottenere la struttura a costo zero tramite la Regione.
Il dibattito politico ad Alghero registra lo scontro frontale sull'acquisizione dell'ex Ostello della Gioventù di Fertilia, un'operazione immobiliare da oltre duecentocinquantamila euro approvata in aula tra le polemiche. A sollevare le barricate è il consigliere comunale della Lega Michele Pais, che ha espresso il proprio voto contrario in disaccordo con la linea seguita dall'amministrazione. Secondo l'esponente dell'opposizione, il Comune avrebbe dovuto percorrere strade differenti prima di impegnare risorse economiche così consistenti per un immobile che, nelle intenzioni della maggioranza, deve essere restituito alla fruizione pubblica della comunità.
Nel motivare la propria contrarietà durante la discussione della proposta di deliberazione, il consigliere ha spiegato i passaggi amministrativi e patrimoniali legati al bene. La struttura, nata originariamente come proprietà dello Stato, è confluita nel patrimonio gestito da Fintecna, la società per azioni incaricata delle operazioni di dismissione e vendita dei beni pubblici non più utilizzati dalle amministrazioni statali. Tuttavia, l'architettura giuridica richiamata dall'esponente leghista punta l'attenzione sull'articolo 14 dello Statuto speciale della Sardegna, la norma primaria che regola il trasferimento dei beni dello Stato situati nel territorio regionale direttamente alla Regione Autonoma della Sardegna, escludendo soltanto il demanio marittimo.
Sulla base di questo impianto normativo, Pais ha evidenziato come l'ente regionale avrebbe potuto acquisire l'immobile per poi trasferirlo al municipio per finalità pubbliche, ricorrendo anche a una cessione a titolo simbolico ed evitando l'esborso di denaro pubblico. Sulla vicenda il consigliere ha dichiarato: «Ho votato contro la delibera che autorizza il Comune di Alghero a spendere oltre 250 mila euro per l'acquisto dell'ex Ostello della Gioventù di Fertilia, perché ritengo che prima di impegnare una simile somma fosse doveroso verificare una strada alternativa che consentisse di acquisire lo stesso immobile praticamente a costo zero.»
Entrando nel merito del regime giuridico della struttura, Pais ha aggiunto: «Stiamo parlando di un immobile, l'ostello della gioventù, che era originariamente di proprietà dello Stato ed è successivamente confluito nel patrimonio gestito da Fintecna nell'ambito delle operazioni di dismissione del patrimonio pubblico. Tuttavia, l'articolo 14 dello Statuto speciale della Sardegna prevede che i beni immobili dello Stato situati nel territorio regionale passino alla Regione Autonoma della Sardegna, ad eccezione del demanio marittimo. È proprio su questo aspetto che ho chiesto di fare piena chiarezza.»
Il consigliere ha inoltre ribadito che la contestazione non riguarda l'importanza urbanistica e sociale del progetto di recupero per la borgata di Fertilia, quanto piuttosto l'efficacia della spesa pubblica: «Se tale disciplina risultasse applicabile anche all'ex Ostello della Gioventù, e non vedo perché non debba esserlo, la Regione potrebbe acquisire l'immobile e successivamente trasferirlo al Comune per finalità pubbliche, anche a titolo simbolico, evitando così una spesa di oltre 250 mila euro a carico della collettività. Una verifica di questa portata avrebbe dovuto precedere qualsiasi decisione di acquisto.»
Sull'effettivo valore strategico del recupero immobiliare, l'esponente dell'opposizione ha precisato: «Nessuno mette in discussione il valore strategico dell'immobile per Fertilia e per l'intera città. Al contrario, ritengo sia fondamentale restituirlo alla comunità. Ma proprio perché si tratta di denaro dei cittadini, l'Amministrazione aveva il dovere di percorrere ogni strada utile a conseguire lo stesso risultato con il minor costo possibile.» La presa di posizione si è chiusa con una richiesta formale indirizzata all'esecutivo cittadino: «Per questo ho chiesto formalmente che venga ricostruita l'intera vicenda patrimoniale dell'immobile e che siano verificate tutte le possibilità offerte dall'articolo 14 dello Statuto speciale e dalle relative norme di attuazione. Se anche solo esiste la possibilità di evitare una spesa di oltre 250 mila euro, il Comune ha il dovere istituzionale e morale di approfondirla fino in fondo, prima di chiedere ai cittadini di sostenerne il costo.»