Rinnovabili in Sardegna, il M5S fa scudo dopo la Consulta: «Avanti con i progetti di qualità, non saremo una piattaforma per profitti esterni»

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Il consigliere regionale Gianluca Mandas traccia la linea dopo la sentenza della Corte Costituzionale. Rivendicato lo stop all'assalto eolico e fotovoltaico: l'Isola ora punta su impianti a misura di territorio per abbassare le bollette.

La recente pronuncia della Corte Costituzionale sulla disciplina varata dalla Regione Sardegna in materia di energie rinnovabili non sposta di un millimetro la linea politica della maggioranza. A farsi portavoce della posizione del Movimento 5 Stelle è il consigliere regionale Gianluca Mandas, che interviene per sgombrare il campo da equivoci e per spiegare, numeri alla mano, perché il blocco iniziale imposto dall'amministrazione regionale fosse una misura di sopravvivenza territoriale.

Per capire la posizione del M5S bisogna guardare ai dati che hanno fatto scattare l'allarme rosso negli uffici regionali. Nel 2024, la Sardegna si è ritrovata sommersa da oltre 700 richieste di connessione alla rete elettrica, per un totale di circa 58 gigawatt di potenza. Si tratta di una mole di energia enorme, pari a quasi dieci volte la quota che lo Stato (attraverso il cosiddetto burden sharing) aveva assegnato all'Isola per contribuire alla transizione ecologica nazionale.

Una sproporzione che ha spinto la Regione a tirare il freno a mano. «Di fronte a numeri simili avevamo una responsabilità precisa: fermare una corsa senza regole che rischiava di trasformare la Sardegna in una piattaforma energetica al servizio di interessi esterni. La moratoria e i provvedimenti approvati dalla Regione ci hanno consentito di bloccare quella pressione speculativa e di riprendere il controllo delle scelte sul nostro territorio», spiega chiaramente Mandas.

Archiviata l'emergenza dell'assalto speculativo, per i pentastellati si apre ora una fase nuova. La politica regionale non intende chiudere le porte all'energia verde, ma vuole esserne la regista. L'obiettivo è passare da un'invasione incontrollata a una pianificazione pubblica rigorosa, che decida dove e come costruire gli impianti, salvaguardando il paesaggio e garantendo, soprattutto, ricadute positive reali per i cittadini sardi.

Esempi virtuosi in questo senso esistono già. «Abbiamo fermato l’assalto e adesso possiamo ripartire con rinnovabili di qualità. Jerzu, Ploaghe e Serramanna sono soltanto tre esempi, ai quali se ne aggiungono molti altri in tutta la Sardegna. Dimostrano che si può produrre energia pulita attraverso progetti programmati, utili ai territori e coerenti con le esigenze dell’Isola», sottolinea il consigliere regionale.

La sentenza della Consulta, dunque, diventa per il M5S l'occasione per ribadire un principio invalicabile: la transizione energetica deve essere governata dalle istituzioni e non subita dalle comunità. Non è in discussione la necessità di passare alle fonti pulite, ma il metodo con cui questa transizione viene calata sui territori.

«Non siamo mai stati contro le rinnovabili. Siamo contro la speculazione che consuma territorio, produce profitti altrove e lascia alla Sardegna soltanto gli impatti. L’energia pulita serve all’Isola, ma deve nascere nei luoghi adatti, rispettare le attività produttive e ridurre i costi per famiglie e imprese», precisa Mandas.

La strada tracciata per il futuro energetico dell'Isola poggia su tre pilastri: creazione di posti di lavoro locali, riduzione del peso delle bollette e tutela ambientale. «La Sardegna farà la propria parte nella transizione energetica, ma non accetterà più che altri decidano al suo posto dove, come e nell’interesse di chi utilizzare il suo territorio. Continueremo a difendere una produzione energetica capace di creare lavoro, abbassare le bollette e rispettare il paesaggio», conclude il rappresentante del M5S.