I cumuli di posidonia resistono sulle spiagge: Fratelli d'Italia attacca il Consorzio sui ritardi dell'impianto di San Marco

Conoci

L'opposizione contesta i volumi di lavorazione fermi a novecento tonnellate e chiede chiarezza sui presunti veti ambientali dell'Arpas per il recupero della sabbia.

Alte tre metri, le montagne di alghe e sabbia bloccano ancora la passeggiata Garibaldi e il litorale verso Fertilia. La presenza fisica della posidonia sulle coste di Alghero fa esplodere il caso politico attorno al nuovo impianto di trattamento di San Marco. Il circolo cittadino di Fratelli d'Italia, spinto dal consigliere comunale Alessandro Cocco e dall'ex sindaco Mario Conoci, mette nel mirino la gestione del Consorzio Industriale Provinciale di Sassari e i ritardi dell'amministrazione in carica. La richiesta della minoranza parte da un dato visivo ineludibile. La stagione turistica è nel vivo e il materiale giace ancora accatastato a due passi dall'acqua.

La paralisi si nasconde tra le carte dell'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente. L'infrastruttura da cinque milioni di euro, finanziata con i fondi del PNRR sotto la precedente giunta di centrodestra, ha il compito di separare i residui vegetali dalla sabbia per poterla restituire agli arenili, frenandone l'erosione. Fratelli d'Italia esige l'apertura dei faldoni tecnici, dopo le ammissioni fatte in aula dall'assessore all'Ambiente Raniero Selva. «Vogliamo subito la verità sulle interlocuzioni con ARPAS. L’Assessore Selva lo ha ammesso pubblicamente in Consiglio Comunale. Ora il Sindaco e i rappresentanti del CIPSS dicano pubblicamente se esistono osservazioni, prescrizioni o criticità da parte di ARPAS sulle procedure di rimozione della posidonia e sul riposizionamento della sabbia trattata. Il loro silenzio sembra un tentativo di nascondere le responsabilità della Regione guidata dalla Todde». L'opposizione intima dunque al sindaco e ai vertici consortili di chiarire pubblicamente se l'Arpas abbia imposto divieti, osservazioni o prescrizioni rigide sulle procedure di lavaggio e riposizionamento dei granelli, sospettando un tentativo di coprire eventuali responsabilità della Regione.

La battaglia si sposta sui registri di lavorazione. Le carte del passato certificano che Alghero trasferiva ogni anno circa quattromila tonnellate di posidonia in esubero verso i centri di smaltimento di Quartu, recuperando duemila tonnellate di sabbia pulita in pochi mesi. Oggi, i macchinari di San Marco hanno processato novecento tonnellate dal giorno dell'inaugurazione avvenuta il cinque maggio. Per il partito meloniano, questo volume rappresenta un quarto del totale, l'equivalente di appena dieci giorni di lavoro a pieno regime. I numeri, secondo la minoranza, smontano la tesi della piena funzionalità dell'opera.

L'imbuto produttivo deriva dalla mancata conclusione della cosiddetta messa a riserva, il piazzale impermeabilizzato indispensabile per depositare in sicurezza il materiale in attesa di finire dentro i macchinari. L'opposizione attacca direttamente Roberto Ferrara, rappresentante in quota Movimento 5 Stelle all'interno del consiglio di amministrazione del consorzio, accusando la componente algherese dell'ente di colpevole immobilismo. Senza quello spiazzo ultimato, i camion non possono svuotare le spiagge.

Lo scontro si allarga infine alle strategie d'emergenza ipotizzate dalla maggioranza. Durante il dibattito consiliare, il sindaco Raimondo Cacciotto ha lasciato aperta la possibilità di trattare la posidonia e le terre derivanti dallo spazzamento stradale in altri impianti fuori città. Una prospettiva che il centrodestra respinge categoricamente, definendola uno spreco ingente di denaro pubblico capace di generare un danno alle casse comunali e all'ambiente, vanificando la costruzione del polo industriale locale. La nota politica chiude la diatriba fissando un ultimatum sui nastri trasportatori. «L’impianto deve funzionare subito e a pieno regime. Alghero non può permettersi i cumuli di posidonia ancora in bella vista nel cuore della stagione turistica».