Botta e risposta tra il Consorzio Industriale e l'ex sindaco di Alghero. Al centro della diatriba i volumi di lavorazione, i tempi per l'area di stoccaggio e il nodo delle autorizzazioni ambientali. La sintesi politica: l'infrastruttura è accesa, ma i cumuli restano sulle spiagge.
ALGHERO – L'impianto per il trattamento della posidonia di San Marco, infrastruttura strategica concepita per risolvere una delle criticità storiche della costa algherese, si trasforma nel nuovo terreno di scontro politico e istituzionale. A innescare il confronto è un botta e risposta a distanza tra il CIPSS (il Consorzio Industriale Provinciale di Sassari, ente gestore dell'impianto) e l'ex sindaco di Alghero, Mario Conoci, sotto la cui amministrazione il progetto ha mosso i primi passi intercettando i fondi del PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza europeo).
Il dibattito ruota attorno a un interrogativo centrale: l'impianto sta funzionando al massimo delle sue potenzialità o sta procedendo a rilento?
La difesa del Consorzio Industriale: "L'impianto è operativo"
Il CIPSS interviene per smentire categoricamente le voci di un blocco delle attività. Dal giorno della sua inaugurazione, avvenuta lo scorso 5 maggio, il sito industriale ha processato circa 900 tonnellate di materiale misto (sabbia e residui vegetali). L'ente consortile precisa che l'infrastruttura sta operando nel pieno rispetto del protocollo d’intesa siglato con la Città Metropolitana, il Comune e l'ARPAS (l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, organo tecnico preposto alla tutela degli ecosistemi sardi).
Il Consorzio smentisce inoltre che l'avvio dei macchinari sia "tenuto in ostaggio" dal mancato completamento della cosiddetta messa a riserva. Nel gergo tecnico della gestione rifiuti, la messa a riserva (identificata dal codice R13) è l'area impermeabilizzata e strutturata per lo stoccaggio provvisorio del materiale in attesa di essere lavorato. Secondo il CIPSS, si tratta di due opere distinte, affidate a ditte diverse. I lavori del piazzale di stoccaggio – che si concluderanno a fine mese – avrebbero subito rallentamenti a causa delle recenti ondate di calore, che hanno imposto la rimodulazione degli orari a tutela della salute degli operai.
La replica di Conoci: "Lavorazione a regime ridotto, il problema resta in spiaggia"
La lettura dei dati offerta dal Consorzio viene ribaltata a stretto giro dall'ex sindaco Mario Conoci, che definisce le rassicurazioni dell'ente un tentativo di "arrampicarsi sugli specchi".
Il punto debole della narrazione consortile, secondo Conoci, risiede proprio nei numeri: le 900 tonnellate processate in oltre due mesi rappresenterebbero un volume irrisorio. «Chi conosce le caratteristiche dell’impianto – sottolinea l'ex primo cittadino – sa che 900 tonnellate rappresentano, a pieno regime, il lavoro di una decina di giorni al massimo. È quindi evidente che oggi l’impianto opera a una capacità ben inferiore rispetto a quella per la quale è stato progettato».
Ancora più netta è la critica sui ritardi della messa a riserva. L'ex sindaco respinge la giustificazione legata all'emergenza meteo, ricordando che l'iter dell'opera ha radici ben più lontane. Attribuire il mancato completamento di un cantiere pluriennale al caldo delle ultime settimane equivale, per Conoci, a trasformare un problema strutturale in un "inconveniente di stagione". Una situazione di stallo politico e operativo di cui chiama a rispondere direttamente i due rappresentanti algheresi nel CdA del Consorzio Industriale (il Sindaco e il rappresentante del Movimento 5 Stelle), accusati di non aver esercitato la necessaria pressione politica per accelerare i lavori.
L'incognita ambientale e il destino della sabbia
Oltre alla polemica sulle tempistiche, emerge un "non detto" tecnico di fondamentale importanza turistica e ambientale, sollevato da Conoci in riferimento a una recente seduta del Consiglio Comunale. Il nodo riguarda proprio le interlocuzioni con l'ARPAS.
L'obiettivo finale dell'impianto di San Marco non è la distruzione della posidonia (che è una preziosa pianta marina tutelata e non un'alga), ma la separazione della frazione vegetale dalla sabbia intrappolata, affinché quest'ultima possa essere riportata sugli arenili per combattere l'erosione costiera. Qualora l'Agenzia Regionale dovesse imporre prescrizioni o limitazioni rigide sui parametri di purezza necessari per il riposizionamento della sabbia, l'intera efficacia del sistema rischierebbe di essere compromessa.
Al netto delle opposte visioni e del rimpallo di responsabilità, la sintesi dell'intera vicenda si misura con l'evidenza empirica del paesaggio urbano. Come conclude la nota dell'ex sindaco: «I fatti, a differenza delle incerte spiegazioni, hanno la cattiva abitudine di non cambiare versione: i cumuli sono ancora lì».