Il dibattito sulla gestione della posidonia oceanica torna ad infiammare l'estate politica algherese. A sollevare il caso istituzionale è l'ex sindaco Mario Conoci, che interviene pubblicamente per denunciare lo stallo dell'impianto di trattamento di San Marco, un'infrastruttura inaugurata da oltre due mesi ma di fatto non ancora entrata a regime. L'ex primo cittadino traccia un quadro critico della situazione costiera, evidenziando come i cumuli di biomassa vegetale continuino a stazionare lungo la Passeggiata Garibaldi e sul lungomare per Fertilia, arrivando in alcuni tratti a «nascondere il panorama del golfo e di Capo Caccia».
Il progetto del polo di trattamento, rivendica Conoci nella sua nota formale, rappresenta una «svolta nella gestione della posidonia» costruita proprio durante la sua consiliatura in stretta sinergia con la Provincia e l'allora Consorzio Industriale. Un iter amministrativo congiunto che ha permesso al territorio di intercettare una cospicua dotazione del PNRR – il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato su impulso europeo per rilanciare l'economia attraverso maxi-finanziamenti vincolati a rigide scadenze di progettazione e collaudo. Il nodo tecnico che terrebbe in ostaggio l'effettivo avvio dei macchinari risiede nel mancato completamento della cosiddetta messa a riserva – l'ampio piazzale in cemento armato strutturalmente indispensabile per il primo stoccaggio provvisorio delle alghe spiaggiate e delle terre da spazzamento stradale prima del loro inserimento fisico nel ciclo di lavaggio e vagliatura. Un ritardo di cantiere che l'esponente politico definisce «difficile da comprendere», sottolineando l'anomalia di un'impresa appaltatrice capace di edificare un polo tecnologicamente complesso senza però riuscire a portare a termine, a distanza di anni, una superficie logistica di base prevista ancor prima del corpo principale della struttura.
L'affondo si sposta poi sul piano prettamente politico, puntando il dito contro l'attuale amministrazione insediata a Porta Terra. Conoci bolla come «inaccettabile» l'inerzia istituzionale e accusa i vertici municipali di trincerarsi dietro un silenzio incomprensibile. Secondo la lettura dell'ex sindaco, il primo cittadino, la giunta e l'assessore competente assisterebbero passivamente a un ritardo che priva la città di un'infrastruttura strategica, anziché «pretendere ogni giorno il completamento dell'opera». Una passività politica che, si legge nel comunicato, coinvolgerebbe trasversalmente anche i rappresentanti della Città Metropolitana, ritenuta «completamente assente» nella difesa degli interessi del territorio del nord-ovest.
Il fronte di scontro più delicato sollevato nel documento riguarda tuttavia i complessi rapporti con gli enti regionali di controllo. L'ex amministratore riferisce infatti di indiscrezioni ricorrenti negli ambienti istituzionali circa un presunto orientamento restrittivo da parte dell'ARPA Sardegna – l'Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, il braccio tecnico e scientifico della Regione preposto alla vigilanza sui fattori di inquinamento, sul corretto smaltimento dei rifiuti e sulle matrici ambientali – che guarderebbe con «forti riserve alle modalità di gestione della posidonia e, in particolare, alla rimozione dagli arenili e al successivo riposizionamento della sabbia trattata».
Qualora queste presunte direttive dovessero tradursi in un veto operativo, lo scenario per Alghero si farebbe, secondo Conoci, estremamente preoccupante. L'imponente mole di biomassa che si deposita ciclicamente sulle coste locali rende di fatto impossibile l'utilizzo di vasti tratti di litorale senza massicci interventi di rimozione meccanica, con evidenti e pesanti ricadute sulle stagioni balneari. Un simile cortocircuito burocratico renderebbe del tutto paradossale il mancato utilizzo di un macchinario finanziato con «oltre cinque milioni di euro di fondi PNRR», una paralisi progettuale e finanziaria che finirebbe inevitabilmente sotto la lente della Corte dei Conti, la speciale magistratura contabile dello Stato incaricata di vigilare sulla corretta gestione delle risorse pubbliche sanzionando eventuali danni all'erario derivanti da sprechi o inefficienze della pubblica amministrazione. La richiesta formale avanzata da Conoci è quella di aprire con determinazione i tavoli di confronto necessari con la Regione, l'Arpa, il Consorzio Industriale e la Città Metropolitana, per completare l'ultimo tassello dell'opera e sbloccare definitivamente un'infrastruttura considerata vitale per il futuro ambientale ed economico della Riviera del Corallo.