La programmazione regionale destina un pacchetto di oltre 16 milioni di euro per contrastare il dissesto idrogeologico in Sardegna, attingendo alle risorse previste per il 2024. A darne notizia è l'assessore ai Lavori Pubblici, Antonio Piu, il quale dichiara che «l’obiettivo è quello di affrontare il maggior numero di criticità presenti nel territorio regionale che sono state rappresentate dagli enti locali». Nelle parole dell'esponente dell'esecutivo, la via scelta è quella di far scorrere le graduatorie nate dall'avviso pubblico dell'anno precedente, ideato per sovvenzionare gli interventi coerenti con il PAI e coperto dai fondi dell'Accordo per la coesione. Proprio il PAI, acronimo che indica il Piano stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico, non è altro che lo strumento tecnico e cartografico con cui vengono mappate le aree a rischio frana o alluvione nell'Isola, dettando le regole per metterle in sicurezza. L'Accordo per la coesione, citato poco prima, rappresenta invece il patto finanziario stipulato tra lo Stato e la Regione per sostenere gli investimenti strategici sul territorio.
Il passaggio formale che sblocca le cifre è documentato nell'ultima delibera approvata dalla Giunta regionale. Le carte certificano una precisa ripartizione economica per i primi 27 enti locali in lista. Una quota di 11 milioni di euro deriva dal Fondo di rotazione, specificamente richiamato dalla Delibera CIPESS del 30 gennaio 2025. Per rendere la lettura più chiara a chi non mastica quotidianamente i meccanismi amministrativi, è utile precisare che il CIPESS è il comitato interministeriale nazionale incaricato di decidere le priorità degli investimenti pubblici, mentre il fondo di rotazione funziona come un vero e proprio serbatoio finanziario statale che anticipa o garantisce le risorse per far partire i cantieri. Questa prima tranche andrà a coprire i lavori e le progettazioni per le comunità di Orosei, Bono, Macomer, Aidomaggiore, Aritzo, Fluminimaggiore e Villaspeciosa.
I restanti 5,3 milioni di euro, che i documenti contabili indicano come provenienti dalle economie residue di un capitolo di bilancio specifico, sono destinati a un gruppo più ampio di amministrazioni. Si tratta, scorrendo l'atto, dei territori di Valledoria, Loceri, San Vito, Bari Sardo, Bolotana, Lei, Osilo, Decimoputzu, Monastir, Milis, Dorgali, Pula, Nuoro, Uras, Porto Torres, Santa Maria Coghinas, Ollolai, Budoni, Seui, Gairo, Loiri Porto San Paolo e Noragugume. Su questo meccanismo distributivo interviene direttamente Piu, specificando che «i nove bandi per la programmazione pluriennale delle opere pubbliche e infrastrutture [...] hanno le graduatorie aperte, in modo da poter scorrerle e finanziare più opere possibili sulla base del fabbisogno reale». Avere una graduatoria "aperta" significa, all'atto pratico, che l'elenco dei progetti approvati ma rimasti inizialmente a secco di fondi mantiene la sua validità nel tempo: man mano che le casse pubbliche si riempiono di nuove risorse, l'amministrazione procede a finanziare i progetti successivi in lista senza dover istruire nuovi concorsi.
L'architettura del piano di salvaguardia include anche un secondo canale, incentrato esclusivamente sui danni pregressi e documentato da una ulteriore e specifica delibera. Dai documenti finanziari del triennio 2026-2028 emergono ulteriori 2 milioni di euro per le calamità naturali, di cui 1,1 milioni già mobilitati. Queste cifre servono a coprire i ripristini urgenti dopo frane, mareggiate o forti alluvioni su opere pubbliche danneggiate. «Sulla base delle segnalazioni pervenute da diversi Comuni ed enti - riporta ancora l'assessore - sono state prese in esame le richieste che evidenziavano la necessità di predisporre interventi urgenti». Si tratta di un'azione volta a scongiurare pericoli imminenti e a riparare le strutture colpite in modo eccezionale dalle intemperie, che in questa fase di stanziamento convoglia i fondi verso Villacidro, Segariu, Sennori, Oniferi, Fordongianus e verso le aree di diretta competenza della Provincia di Oristano.