L'esponente del Carroccio denuncia i danni al diporto e alle imprese locali, chiedendo di abbandonare l'attuale piano dell'Area Marina Protetta per puntare su un modello di nautica d'alto livello.
La sezione algherese della Lega ha chiesto formalmente di abbandonare definitivamente il piano per l'installazione dei campi boe nelle acque cittadine. Secondo gli esponenti del partito, Giorgio Gadoni, Salvatore Carta e Marco Lombardi, la procedura deve essere azzerata perché il progetto originale è nato con presupposti errati, non producendo alcun vantaggio reale per la salvaguardia dell'ambiente e limitando eccessivamente la libertà di movimento in mare. La protesta del Carroccio si concentra in particolare sull'Area Marina Protetta, ovvero quella fascia di mare dove le leggi per la navigazione, la pesca e l'ormeggio sono molto più rigide rispetto alle zone libere proprio per proteggere i fondali e la fauna marina, regole che secondo gli esponenti della Lega risultano illogiche per le attività commerciali e per i diportisti, ovvero tutti coloro che utilizzano imbarcazioni private per scopi ricreativi.
La posizione del partito è stata espressa attraverso una nota che ripercorre le critiche mosse negli ultimi due anni, citando il lavoro svolto dal consigliere comunale Michele Pais. Nella nota si legge: «Oggi tutti si accorgono dell'assurdità del progetto dei campi boe. Peccato che la Lega con il consigliere comunale Michele Pais lo dicano da oltre due anni, iniziando una battaglia in solitaria, quando si è messo a capo di una grande mobilitazione popolare contro un progetto nato male, inutile dal punto di vista ambientale e concepito unicamente per privatizzare il mare pubblico e sperperare risorse che avrebbero potuto essere destinate ad altre priorità della città».
Gli esponenti della Lega contestano la scelta di rimodulare il piano, spostando le boe o cambiando i regolamenti, ritenendo invece necessaria la cancellazione totale dell'iniziativa. Secondo il partito, l'attuale impostazione danneggerebbe in modo irreversibile gli operatori della nautica e scoraggerebbe chiunque voglia vivere il mare in libertà, esponendo i proprietari delle barche al rischio di incorrere in sanzioni pecuniarie elevate a causa dei troppi vincoli imposti. La critica si estende anche alle ricadute economiche per le imprese locali che operano nel settore del turismo marittimo, le quali subirebbero un grave contraccolpo dalle restrizioni previste.
La proposta alternativa avanzata dal Carroccio suggerisce un cambio di rotta radicale per la gestione del turismo nautico algherese. La Lega sostiene infatti la necessità di guardare a modelli già sperimentati con successo in altre aree del Mediterraneo o lungo le coste della Sardegna, come la Costa Smeralda, dove le infrastrutture per il mare sono pensate specificamente per accogliere imbarcazioni di grandi dimensioni. Secondo la visione del partito, puntare su questa tipologia di nautica di lusso permetterebbe di attirare flussi di visitatori capaci di generare maggiore indotto economico e occupazione qualificata per il territorio.
Gli esponenti politici chiedono ora che venga fatta chiarezza sulle responsabilità amministrative e che chi ha sostenuto il piano fino a oggi ammetta il fallimento dell'operazione. L'obiettivo dichiarato è quello di voltare pagina, abbandonando l'attuale impostazione dell'Area Marina Protetta giudicata limitante e inefficiente, per inaugurare una nuova fase che tuteli il diritto dei cittadini a navigare senza dover subire restrizioni ritenute superflue e che, allo stesso tempo, sappia valorizzare il comparto nautico come risorsa strategica per l'economia di Alghero.