Si allargano le maglie della sanità per il contrasto al tumore al seno: esami gratuiti estesi alle donne sotto i cinquant'anni

Ugo Cappellacci

Il nuovo piano nazionale della prevenzione sposta i confini anagrafici delle mammografie. Cappellacci da Cagliari avverte: "L'aumento dei controlli non basta, gli ospedali devono garantire tempi rapidi e cure uniformi su tutto il territorio"

Si allargano le maglie della prevenzione sanitaria contro il carcinoma mammario. La conferma di un potenziamento strutturale degli esami clinici a livello statale è arrivata dal deputato Ugo Cappellacci, presidente della commissione parlamentare della Camera competente in materia di salute e affari sociali. Intervenendo a Cagliari al convegno "Tumore al seno: perché parlarne può salvare vite", organizzato dall'associazione Salute Donna nelle sale del T-hotel, l'esponente di Forza Italia ha illustrato gli effetti pratici e la copertura finanziaria assicurata dal Governo e dal Ministero della Salute al nuovo Piano Nazionale della Prevenzione, il documento che detterà le linee guida sanitarie del Paese per il quinquennio 2026-2031.

“La prevenzione è la prima cura.” Aperto l'intervento con questo assunto, il parlamentare è sceso nel dettaglio delle nuove direttive, che spostano i confini anagrafici dei controlli includendo fasce di popolazione femminile finora rimaste fuori dai radar delle chiamate periodiche delle aziende sanitarie. “Tra le misure più importanti – ha sottolineato – c’è l’estensione graduale dello screening alle donne tra i 45 e i 49 anni e tra i 70 e i 74 anni. Una scelta fondamentale che va nella direzione di una diagnosi sempre più precoce, più uniforme e più vicina alle persone.” Secondo Cappellacci, si tratta di un'operazione destinata ad avere un impatto diretto non solo in corsia ma sull'intero tessuto sociale, poiché “la decisione di estendere gli screening oncologici significa salvare vite, ridurre sofferenze e rendere il sistema sanitario più giusto ed efficace”.

L'ampliamento della platea per le mammografie richiede tuttavia un apparato clinico e amministrativo capace di reggere l'urto dei nuovi accessi, evitando che l'aumento delle diagnosi si areni contro le inefficienze burocratiche. L'estensione dei controlli dovrà quindi innestarsi su iter terapeutici blindati, con protocolli capaci di prendere per mano il paziente in modo omogeneo da un capo all'altro della penisola. “Non basta ampliare la platea dei controlli: bisogna garantire presa in carico, continuità assistenziale e tempi rapidi. La prevenzione funziona davvero quando il sistema accompagna la persona in tutte le fasi del percorso di cura. Continueremo a mantenere alta l’attenzione sulla prevenzione oncologica, sul rafforzamento degli screening e sulla riduzione delle disuguaglianze territoriali – ha concluso Cappellacci – perché dietro ogni norma e ogni finanziamento ci sono persone, famiglie e vite concrete.”