Il presidente della commissione consiliare alla Sanità denuncia lo svuotamento progressivo della struttura. A rischio le postazioni di primo soccorso e l'ambulatorio per le dipendenze, mentre la riabilitazione arranca per la carenza di medici e macchinari.
Lo smantellamento dell'Ospedale Marino cessa di essere uno spettro agitato nei corridoi dell'amministrazione e assume i contorni di un trasloco avviato. A certificare la crisi strutturale del polo ospedaliero è Christian Mulas, presidente della commissione consiliare alla Sanità, che inquadra il declassamento della struttura non più come un allarme preventivo, ma come una realtà clinica e logistica in piena esecuzione. Il baricentro del depauperamento sanitario ruota attorno alla chirurgia ossea. Negli ultimi quattro anni il reparto di Ortopedia aveva consolidato volumi di interventi protesici tali da assurgere a livello di eccellenza, ma le direttive attuali impongono ora il trasferimento dell'intera unità e dell'annessa sala gessi verso le corsie dell'Ospedale Civile. Una manovra che il presidente della commissione, allineandosi alle denunce sollevate nelle sedute consiliari e sui canali telematici dal collega di maggioranza Colledanchise, bolla come un salto nel buio dettato da un disegno politico, privo di garanzie sul futuro dell'immobile.
L'emorragia logistica non si circoscrive però alla sola sala operatoria ortopedica. Il dossier portato all'attenzione delle autorità elenca una serie di nodi irrisolti che minacciano l'architettura dell'assistenza territoriale. Sulla mappa dei tagli figura il ventilato spostamento del Serd, il servizio pubblico preposto alla cura delle dipendenze patologiche, a cui si somma il rischio tangibile di veder trasferita altrove anche la postazione operativa del 118, la rete di emergenza e urgenza preospedaliera. A gravare sul bilancio operativo vi è poi lo stallo burocratico dei cantieri: i lavori per la realizzazione di due nuove sale operatorie, pur godendo già delle coperture finanziarie necessarie, risultano completamente fermi al palo. Nelle corsie ancora attive, la quotidianità si scontra con l'usura delle risorse: il reparto di riabilitazione è costretto a garantire le terapie fronteggiando una carenza cronica di presidi medici, dottori strutturati e personale fisioterapico.
La fotografia tracciata dai banchi della commissione delinea una geografia sanitaria impoverita, incapace di rispondere ai bisogni del bacino d'utenza del nord-ovest della Sardegna. Di fronte a questo scenario, Mulas invoca un blocco immediato delle procedure di trasferimento per scongiurare che la salute pubblica si trasformi in una mera scacchiera partitica. «La sanità non deve diventare un terreno di guerra politica», dichiara il presidente, condannando il metodo delle decisioni non concordate. «La sanità deve unire le istituzioni, perché i cittadini non possono continuare a pagare le conseguenze di scelte scellerate e di decisioni calate dall’alto da parte di chi governa». L'istanza finale impone ai vertici gestionali di fermare i traslochi e aprire con urgenza un tavolo di confronto diretto che coinvolga l'amministrazione, il personale in camice bianco e la cittadinanza, prima che l'Ospedale Marino venga privato per sempre della sua storica vocazione strategica.
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