La Corte Costituzionale ferma l'offensiva di Roma e salva l'ossatura della legge urbanistica sarda

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I giudici bocciano le procedure semplificate ma confermano le regole sui cambi d'uso, le altezze minime e gli edifici condonati. L'assessore Spanedda rivendica la tenuta dell'autonomia legislativa dell'Isola.

Cagliari, 21 maggio. Il braccio di ferro tra lo Stato e la Regione Sardegna sulle regole dell'edilizia si chiude con un verdetto a metà, che blinda la struttura portante della normativa isolana ma ne sacrifica le procedure burocratiche più snelle. La Corte Costituzionale, l'organo supremo chiamato a stabilire la conformità delle leggi alla Carta fondamentale, ha depositato oggi la sentenza relativa al ricorso mosso dal Governo contro la legge regionale numero 18 del 2025, il testo che governa l'urbanistica e le attività dei cantieri sull'Isola.

A tracciare il primo bilancio della pronuncia dei giudici è Francesco Spanedda, l'esponente della giunta con delega agli Enti locali e all'Urbanistica. “La sentenza della Corte costituzionale è stata pubblicata oggi e una valutazione approfondita richiederà ulteriori analisi tecniche e giuridiche, ma da una prima lettura arriva la conferma da parte della Corte della correttezza di parte delle scelte a fondamento della legge regionale 18 del 2025", dichiara l'assessore. I rilievi mossi dai ministeri romani coprivano un ampio spettro di disposizioni tecniche. “Su 14 tra i punti sollevati dal Governo - osserva Spanedda - la Corte riconosce in diversi casi la correttezza dell’impianto normativo regionale, mentre su altri vengono rilevati profili di illegittimità costituzionale”.

La scure della Consulta si è abbattuta principalmente sui meccanismi di semplificazione procedurale e sulle direttive di interpretazione introdotte dal legislatore sardo per agevolare l'avvio delle pratiche a favore di cittadini, professionisti e imprese. In questi specifici ambiti, il tribunale ha stabilito che l'esigenza di mantenere una disciplina uniforme sull'intero territorio nazionale prevale sulle iniziative di snellimento varate a livello locale.

Nonostante le sforbiciate sui tempi della burocrazia, l'amministrazione isolana incassa la conferma delle norme di maggiore impatto materiale sui centri abitati. “Restano invece confermate alcune misure considerate particolarmente rilevanti per cittadini ed enti locali”, prosegue l'esponente della giunta. Il riferimento principale è alle regole che governano le trasformazioni degli spazi interni. “Tra queste - sottolinea Spanedda - la disciplina sul mutamento di destinazione d’uso, compresa la non necessità del ricalcolo degli standard urbanistici nei passaggi da volumi connessi a volumi abitativi. Una previsione attesa dai Comuni, che consente di semplificare numerosi procedimenti senza alterare gli equilibri urbanistici”. Di fatto, i municipi potranno continuare ad autorizzare la conversione in abitazione di pertinenze come cantine o locali tecnici senza dover imporre il ricalcolo delle quote minime di spazi pubblici o parcheggi previste per legge.

La pronuncia ha validato anche la rigida posizione della Regione sulle dimensioni delle case, promuovendo il sistema degli standard minimi di superficie e di altezza per gli alloggi. I giudici hanno avallato questa scelta richiamando la necessità imprescindibile di garantire adeguati requisiti igienico-sanitari, marcando una netta distanza rispetto alle maglie più larghe introdotte di recente dall'esecutivo centrale con il decreto noto come Salva Casa. Passa indenne il vaglio costituzionale anche la severa disciplina riservata agli immobili già sanati in passato attraverso i condoni edilizi: la legge sarda fissa un perimetro invalicabile, stabilendo che l'intervento massimo consentito su queste strutture resti la ristrutturazione edilizia con demolizione, vincolata al totale rispetto del volume e della sagoma originaria del fabbricato. Stesso esito favorevole per l'articolo 15, il passaggio normativo che sanziona e regola le opere edili realizzate in assenza o in difformità dalla Segnalazione Certificata di Inizio Attività, il documento necessario per denunciare l'avvio dei cantieri minori.

L'ultimo commento dell'assessore si sposta dal piano tecnico a quello squisitamente politico, mettendo nel mirino i rapporti di forza tra Cagliari e il governo centrale. “La Regione - conclude Spanedda - continuerà a lavorare per coniugare semplificazione amministrativa, tutela del territorio e qualità urbana, nel quadro delle prerogative riconosciute all’autonomia speciale della Sardegna. Di fatto questa sentenza pone importanti freni all’ennesimo tentativo da parte dello Stato di limitare la nostra potestà legislativa sulle materie di nostra competenza”.