La guerra su Porto Conte divide Alghero: gli ambientalisti accusano l'ex gestione di aver piegato la natura agli incassi turistici

Parco di Porto Conte

L'associazione Punta Giglio Libera plaude al sindaco per il cambio di rotta e denuncia la trasformazione dell'area protetta in una macchina da soldi. Immediata la replica degli ex membri del direttivo: le scelte erano collegiali, rifiutiamo l'idea di un parco rinchiuso in una gabbia di vetro

L'addio al vetriolo dell'ormai ex direttore Mariano Mariani scoperchia il vaso di Pandora sulla gestione del Parco di Porto Conte. A riaccendere la miccia è l'associazione ecologista Punta Giglio Libera, che all'indomani del cambio di vertice si schiera apertamente con il sindaco di Alghero Raimondo Cacciotto. Per gli attivisti, le rivendicazioni di fine mandato dell'ex manager confermano il sospetto nutrito da anni: l'ente di tutela ambientale, nato per preservare un ecosistema fragile, si è progressivamente trasformato in una macchina commerciale. Un'azienda orientata esclusivamente alla valorizzazione economica, all'aumento inarrestabile dei turisti e allo sfruttamento intensivo del patrimonio naturale pur di fare cassa, dimenticando il principio fondamentale di ogni area protetta, ovvero l'imposizione di un limite all'intervento e alla presenza umana.

Sotto la lente di Maria Antonietta Alivesi e dei portavoce dell'associazione finisce l'impalcatura contabile e amministrativa lasciata in eredità dalla passata gestione. Nonostante l'orgogliosa narrazione sugli incassi, sui servizi a pagamento e sulla stabilizzazione di diciotto dipendenti a tempo indeterminato, i bilanci dell'ente vengono descritti come estremamente precari e tenuti in piedi unicamente dai trasferimenti di denaro pubblico. La prova, sostengono gli attivisti, risiede nell'intervento d'emergenza del Comune di Alghero, costretto a staccare un assegno strutturale da duecentomila euro all'anno per garantire la copertura degli stipendi e la continuità operativa degli uffici. Un quadro che giustifica in pieno le recenti esternazioni del sindaco Cacciotto, il quale aveva liquidato la precedente direzione affermando che “si è perso di vista il bene comune” e che “fosse necessario un cambio alla direzione dell’Ente”. Parole che per gli ecologisti certificano la fine di un inaccettabile personalismo al vertice, inadatto a gestire un bene collettivo.

La reazione dell'ex consiglio d'amministrazione del Parco non si è fatta attendere. A stretto giro di posta, gli ex consiglieri del direttivo Raimondo Tilocca, Lina Bardino e Adriano Grossi hanno diffuso un documento formale per respingere le accuse e blindare l'operato della struttura. I tre amministratori bollano come profondamente ingenerosa l'immagine di un parco ridotto a mero strumento di profitto e smentiscono categoricamente l'esistenza di un accentramento di potere. Le decisioni strategiche, mettono a verbale, sono sempre passate attraverso il vaglio e il voto collegiale del Consiglio e dell'Assemblea, gli organi istituzionali preposti a dettare la linea politica. Il direttore si è semplicemente limitato, come impone la normativa, a eseguire e tradurre in pratica gli indirizzi decisi a maggioranza, rendendo pretestuoso ogni attacco mirato a scaricare le responsabilità su una singola figura.

Passano poi al contrattacco sul piano operativo, rivendicando la necessità di far convivere la tutela della natura con le esigenze di sviluppo. Rifiutano l'idea di un'oasi preclusa all'accesso dei cittadini, definendola una inutile gabbia di vetro separata dal resto della comunità. Aprire l'area ai visitatori, organizzare i servizi e creare opportunità di lavoro, sostengono i firmatari della nota, non significa svendere il territorio, ma renderlo vivo e quindi maggiormente protetto e compreso dalla popolazione. L'alternativa sarebbe un ente isolato, incapace persino di racimolare i fondi necessari per sostenere le basilari attività di conservazione della flora e della fauna. Liquidano le critiche come mere visioni di parte, difendendo in blocco l'operato del proprio mandato: "Per questo respingiamo letture ideologiche e semplificazioni che non rendono giustizia al lavoro svolto negli anni dal Direttivo, dai lavoratori, dai tecnici e da tutti coloro che hanno contribuito alla crescita del Parco di Porto Conte".