Il segretario regionale del Partito Democratico Silvio Lai attacca i nuovi parametri del ministero. Bocciata alla Camera la mozione dell'opposizione mentre i sindaci isolani protestano a Roma contro la perdita dei sussidi.
Settantacinque municipi della Sardegna perdono ufficialmente lo status di comune montano e, con esso, il diritto di accedere ai finanziamenti statali destinati allo sviluppo e al mantenimento dei servizi essenziali. Il declassamento è l'effetto diretto dei nuovi parametri varati da Roberto Calderoli, esponente dell'esecutivo in carica. A sollevare il caso politico è Silvio Lai, deputato al parlamento nazionale e segretario regionale del Partito Democratico, forza politica di opposizione al governo centrale.
Secondo l'analisi dell'esponente politico, la revisione delle fasce territoriali rappresenta una manovra punitiva per i piccoli centri dell'isola. «Con i nuovi criteri voluti dal ministro Calderoli, decine di comuni della Sardegna perdono la classificazione di comune montano e quindi l’accesso a risorse fondamentali per servizi e sviluppo locale. È una scelta grave, sbagliata e profondamente miope», dichiara testualmente Lai. Il parlamentare inquadra il taglio dei fondi all'interno di una più ampia crisi demografica, precisando che «In una regione che combatte ogni giorno contro spopolamento, invecchiamento della popolazione e carenza di servizi, togliere strumenti ai comuni delle aree interne significa indebolirli ulteriormente e aumentare il divario con le zone più forti».
La vertenza si è spostata nelle aule romane della Camera dei Deputati, il ramo del parlamento dove una delegazione di primi cittadini sardi è stata ricevuta dai rappresentanti del Partito Democratico per manifestare il proprio dissenso. A margine dell'incontro, il deputato isolano ha lanciato una dura accusa all'architettura della norma ministeriale: «Oggi il PD ha incontrato alla Camera una delegazione di sindaci che stanno protestando contro questa decisione del Governo. La verità è che chi ha scritto queste norme o non conosce la realtà dei territori e non comprende cosa significhi amministrare un piccolo comune montano o pensava di favorire una parte del paese contro un’altra, le Alpi contro gli Appennini».
La polemica si è intrecciata con i lavori parlamentari. Il gruppo democratico ha presentato una mozione, un documento formale volto a impegnare il governo a ritirare i nuovi criteri, che è stata tuttavia respinta dai voti della coalizione di maggioranza. Un esito che ha spinto Lai a definire l'attuale compagine come «il Governo delle riforme con i fichi secchi: annuncia attenzione ai territori, autonomia e rilancio delle aree interne, ma poi non mette risorse vere e pensa di poter ingannare cittadini e sindaci con operazioni burocratiche che scaricano i problemi sui comuni». La nota ufficiale del deputato si chiude registrando la frattura politica consumatasi in aula: «Il voto contrario della maggioranza alla mozione discussa oggi alla Camera del Partito Democratico conferma che la destra parla di territori ma poi, nei fatti, li lascia soli. Noi continueremo a sostenere i sindaci e le comunità locali chiedendo il ritiro di criteri ingiusti che stanno producendo nuovi tagli e nuovi squilibri».
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