Ryanair dimezza le rotte su Alghero e Pais vede lo spettro della catastrofe sociale tra le piste di Fertilia

Michele Pais

Il network invernale della compagnia irlandese cancella i voli internazionali e riduce le frequenze da ventidue a nove. Al centro dello scontro politico resta il mancato taglio della tassa d'imbarco.

L'allarme per il futuro dell'aeroporto di Alghero-Fertilia scatta con la pubblicazione delle prime rotte invernali per il duemilaventisette. Michele Pais, esponente della Lega, interviene con durezza di fronte ai dati che emergono dal sistema di vendita della Ryanair, il vettore irlandese che domina il traffico a basso costo nello scalo. Secondo l'esponente politico, il quadro che si sta delineando per la prossima stagione fredda è punitivo per il territorio: i voli caricati con evidente ritardo rispetto agli altri scali europei segnano la sparizione totale dei collegamenti internazionali e una drastica sforbiciata alle frequenze settimanali, che crollano da ventidue a sole nove rotte.

La crisi, secondo la lettura di Pais, affonda le radici nel braccio di ferro ancora aperto tra la compagnia aerea e gli uffici regionali di Cagliari. Il nodo del contendere è l'addizionale comunale sui diritti d'imbarco, una tassa che pesa su ogni passeggero che sale a bordo e che il governo dell'Isola si ostina a non compensare o abbattere per lo scalo algherese. «Il tira e molla sulla tassa d’imbarco, che la Regione, si ostina a non compensare sullo scalo di Alghero, è certo che presenterà un conto salatissimo. Se questi dati dovessero essere confermati, ci troveremmo di fronte a un ridimensionamento pesantissimo dello scalo, con conseguenze dirette sui livelli occupazionali e sull’intero sistema economico del territorio», denuncia l'esponente leghista.

Le preoccupazioni non riguardano soltanto le statistiche di traffico, ma la tenuta stessa della comunità. Pais parla esplicitamente di un rischio di «catastrofe sociale», puntando il dito sulla fragilità delle famiglie che dipendono dal funzionamento della macchina aeroportuale. Per l'esponente della Lega, numeri così esigui non consentirebbero allo scalo di reggere l'urto economico, mettendo in pericolo decine di posti di lavoro. «Non si tratta solo di numeri o di rotte, ma delle persone in carne ed ossa, con le rispettive famiglie, che oggi lavorano nello scalo e che numeri simili metterebbero in seria difficoltà», incalza Pais, accusando la Giunta regionale di non percepire la gravità delle conseguenze.

L'ultima chiamata per tentare di invertire la rotta viene indirizzata direttamente ai vertici istituzionali della Sardegna e del territorio. Pais rivolge un appello accorato alla Presidente della Regione e al Sindaco metropolitano di Sassari affinché aprano un tavolo di confronto risolutivo con il vettore. La richiesta è quella di un'azione concreta che preceda il consolidamento definitivo del piano di voli, per evitare che la crisi diventi irreversibile. «Serve un’azione concreta, forte e risolutiva. Non si può continuare a inseguire le emergenze. Se, Dio non voglia, questa situazione dovesse concretizzarsi senza incrementi di voli, la mia preoccupazione è che a danno fatto non servirà più a nulla intervenire», conclude Pais.