L'Isola blinda le mandrie contro la dermatite nodulare con trecentomila dosi e multe per chi si sottrae

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  Scatta il sei maggio la campagna vaccinale obbligatoria per tutti i bovini e bufalini della Sardegna. La Regione fornisce i sieri gratuitamente ma prevede sanzioni fino a ventimila euro per gli allevatori inadempienti, che perderanno anche il diritto ai rimborsi in caso di focolai. La macchina sanitaria della Regione Sardegna si mette in moto per difendere il patrimonio zootecnico dalla dermatite nodulare bovina, un'infezione virale nota a livello internazionale come Lumpy Skin Disease.

  A partire dal sei maggio prenderà il via una massiccia campagna di vaccinazione obbligatoria che coinvolgerà l'intero territorio isolano, forte di una fornitura di trecentomila dosi messe a disposizione gratuitamente dall'amministrazione. Il piano, ufficializzato da un decreto dell'Assessorato regionale della Sanità firmato lo scorso ventiquattro aprile, impone la profilassi per tutti gli stabilimenti che ospitano bovini e bufalini, comprendendo ogni singolo capo detenuto sull'isola. L'infezione è classificata dalle direttive europee nella massima categoria di rischio, la fascia A, un inquadramento che obbliga le autorità competenti a intervenire con misure immediate di controllo e di eradicazione totale non appena viene rilevata la presenza del virus. Il provvedimento si è reso necessario per arginare una minaccia che ha già lasciato il segno nelle campagne sarde. I documenti tecnici allegati al decreto ricostruiscono i contorni dell'emergenza: tra il ventuno giugno e il trenta ottobre dell'anno passato, i registri sanitari hanno confermato ben settantanove focolai di malattia. La successiva campagna vaccinale d'urgenza era riuscita a mettere in sicurezza quasi la totalità del comparto, raggiungendo la copertura immunitaria sul novantasette per cento degli allevamenti e sul novantasei per cento del bestiame. Tuttavia, lo scudo eretto nel corso dell'inverno non è bastato a spegnere definitivamente i contagi, poiché nei primi mesi di quest'anno i veterinari hanno individuato nuovi casi all'interno di alcune aziende agricole situate nei comuni di Muravera e Villaputzu. Le operazioni sul campo dureranno circa sei mesi e saranno coordinate dai Servizi veterinari di Sanità animale delle aziende sanitarie locali, supportate sul fronte logistico dall'Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna, l'ente incaricato di conservare e distribuire i farmaci.

  Le iniezioni saranno praticate dai medici pubblici o da liberi professionisti formalmente incaricati, i quali daranno priorità assoluta agli allevamenti situati nelle zone già soggette a restrizioni sanitarie e agli animali che hanno ricevuto la precedente dose da più tempo. I flaconi impiegati per fermare l'infezione conterranno il siero vivo attenuato "Bovivax LSD-N", importato dalla Bulgaria su autorizzazione del Ministero della Salute, al quale si aggiungeranno le eventuali giacenze ancora valide del farmaco di origine sudafricana utilizzato con successo nel corso dell'anno precedente. Il rigore normativo imposto dalla Regione non ammette deroghe. L'impianto burocratico obbliga gli allevatori a segnalare tempestivamente ai presidi territoriali, entro due settimane dalla puntura, eventuali reazioni avverse o decessi del bestiame, ma al tempo stesso fissa sanzioni durissime per chi tenta di ostacolare l'intervento sanitario. Chi non collabora o si sottrae alla vaccinazione va incontro a multe amministrative che partono da duemila e arrivano a ventimila euro, subendo in aggiunta la revoca automatica di qualsiasi diritto ai rimborsi statali nel caso in cui la propria mandria venga colpita dal focolaio e destinata all'abbattimento forzato. Un apparato punitivo costruito per blindare un settore cruciale per l'economia dell'isola, come ribadito in modo esplicito dagli uffici dell'assessorato regionale, le cui comunicazioni ufficiali tracciano la rotta dell'intervento: «L’obiettivo è mantenere alta la copertura immunitaria raggiunta e prevenire nuove recrudescenze della malattia. La collaborazione degli allevatori è decisiva per proteggere gli allevamenti e l’intero comparto zootecnico sardo».