Il Movimento Cinque Stelle deposita una legge per frenare l'esodo dei laureati e riportare i cervelli in Sardegna

Ciusa

Il capogruppo Michele Ciusa presenta un progetto normativo per coordinare istituzioni e imprese. L'obiettivo è bloccare l'emigrazione qualificata che sottrae all'isola un laureato su cinque e oltre il sedici per cento degli universitari.

Il gruppo politico del Movimento 5 Stelle ha depositato oggi a Cagliari una proposta di legge regionale, a prima firma del capogruppo Michele Ciusa, concepita per arginare l'emorragia anagrafica e professionale che svuota la Sardegna. Il testo mira ad affrontare in maniera organica la perdita costante di giovani talenti, professionisti e neolaureati che abbandonano l'isola per studiare o cercare un impiego oltre mare, senza fare più ritorno. Il quadro statistico tracciato dai promotori certifica l'emergenza in corso: un laureato sardo su cinque trova lavoro fuori dall'isola entro pochi anni dal conseguimento del titolo accademico, mentre più del sedici per cento della popolazione studentesca sceglie di formarsi negli atenei di altre regioni.

Per invertire la rotta, l'iniziativa legislativa abbandona la logica degli interventi tampone e delle misure isolate, proponendo una strategia stabile che rimetta il capitale umano al centro dello sviluppo economico. Il progetto prevede la costruzione di un apparato di politiche pubbliche in grado di coordinare l'attività delle istituzioni, delle università, del tessuto imprenditoriale privato e dei centri di ricerca. Il triplice scopo della norma è trattenere i residenti, attrarre nuove intelligenze disposte a stabilire temporaneamente o definitivamente il proprio progetto di vita in Sardegna, e creare le condizioni materiali per favorire il rientro di chi è già emigrato.

Il perimetro e le finalità della legge sono stati illustrati direttamente dal suo primo firmatario. «La Sardegna è tra le regioni più colpite dallo spopolamento giovanile qualificato. Circa un laureato su cinque lavora fuori dall’isola entro pochi anni dal titolo, mentre oltre il 16% degli studenti universitari si forma fuori regione. Il nostro obiettivo è cambiare completamente approccio. Non possiamo più affrontare questo fenomeno con misure isolate o emergenziali. Serve una strategia strutturale che rimetta al centro il capitale umano come vera leva di sviluppo della Sardegna. La nostra Proposta di legge, infatti, introduce una visione nuova: costruire un sistema stabile di politiche, capace di coordinare istituzioni, università, imprese e ricerca. L’obiettivo è trattenere i giovani, ma anche attrarre tutti coloro che intendono stabilire il proprio progetto di studio, di lavoro o di vita in Sardegna, temporaneamente o definitivamente, e infine creare le condizioni per far tornare chi è partito, trasformando la Sardegna in un territorio che non perde più energie ma le valorizza», dichiara Ciusa.

L'esponente politico evidenzia la necessità di trasformare l'attuale trasferimento di massa in uno scambio bidirezionale di conoscenze. «La mobilità non deve essere una fuga a senso unico, ma un processo circolare. Le persone devono potersi formare, crescere e tornare, generando scambio continuo di competenze e conoscenze tra territori. Questo è il cambio di paradigma che proponiamo», aggiunge il capogruppo. L'orizzonte finale della proposta normativa depositata in Consiglio regionale è il recupero della competitività territoriale sul mercato del lavoro. «La Sardegna oggi non è competitiva quanto potrebbe esserlo, e noi vogliamo una Sardegna in cui trasferirsi, restare o tornare non sia una rinuncia ma una scelta possibile e conveniente. Una terra che smette di perdere i suoi giovani migliori e inizia finalmente a costruire il proprio futuro sulle competenze e sul talento delle persone», conclude Ciusa.