Il consigliere leghista Michele Pais lancia l'allarme sugli appalti pubblici e attacca l'assessora al Lavoro Desirée Manca. I giudici supremi stabiliscono che la competenza sui contratti spetta esclusivamente allo Stato per tutelare la libera concorrenza.
La sentenza numero 60 depositata lo scorso 30 aprile dalla Corte Costituzionale, il supremo organo di garanzia delle leggi italiane, ha cancellato la norma della Regione Toscana sul salario minimo negli appalti pubblici, aprendo una faglia giuridica che ora minaccia di inghiottire anche la legislazione sarda. A lanciare l'allarme è Michele Pais, esponente della Lega nel Consiglio regionale, che sollecita un intervento immediato della Giunta e dell'assemblea sarda per modificare il testo in vigore e tutelare i lavoratori dalle conseguenze di un vuoto normativo.
Il verdetto dei giudici romani si fonda su un principio di uniformità territoriale. La magistratura costituzionale ha infatti stabilito che la disciplina degli appalti, poiché incide direttamente sull'accesso al mercato e sulla selezione delle imprese, rientra nell'ambito della tutela della concorrenza. Questa materia è riservata in via esclusiva allo Stato centrale, impedendo di fatto alle singole amministrazioni regionali di dettare regole proprie sui compensi. Le finalità sociali dei contratti pubblici, ha precisato la Corte, risultano peraltro già garantite dal sistema articolato di tutele previsto dal Codice dei contratti pubblici, l'insieme delle leggi che regola le gare d'appalto in tutta Italia.
Di fronte alla bocciatura del modello toscano, Pais rivendica la fondatezza delle critiche mosse dal suo partito fin dal momento dell'approvazione del provvedimento in Sardegna. «Lo avevamo detto subito, senza ambiguità: quella sul salario minimo regionale era una legge bluff, fumo negli occhi, destinata a crollare», dichiara il consigliere. L'esponente leghista definisce fragile l'impianto normativo isolano, sostenendo che sia stato costruito su basi giuridiche errate e su un equivoco di fondo. Il legislatore regionale, secondo l'accusa, avrebbe introdotto furbescamente il concetto di trattamento economico minimo, un parametro giudicato scorretto e decisamente più ampio rispetto alla retribuzione minima tabellare, ovvero la paga base fissata dai contratti collettivi. Una stortura che, nella migliore delle ipotesi, costringerà la politica sarda a correggere la norma.
Le conseguenze pratiche, secondo l'esponente dell'opposizione, si riflettono su una legge che già mostrava limiti applicativi, rimanendo allo stato inefficace sugli appalti in corso riguardanti i servizi di portierato e pulizia. Lo scontro si sposta così sul piano politico, con un attacco diretto all'assessora regionale al Lavoro, Desirée Manca. «Si tratta di una classica operazione di propaganda, una delle tante “operazioni social” più che “sociali”, a cui ci ha abituato l'Assessora del Lavoro», affonda Pais, sottolineando come una pesante bocciatura certifichi l'inconsistenza di quella scelta. Per il leghista i diritti dei lavoratori non si tutelano con quelle che definisce norme Facebook, ma attraverso interventi concreti e compatibili con l'ordinamento nazionale. La nota del consigliere si chiude con una richiesta perentoria rivolta alla titolare del Lavoro: «Prenda atto della realtà e smetta di inseguire i social assumendo la serietà del ruolo di Governo che le compete».