La Regione mette sul piatto trecentotrentasette milioni per arginare la precarietà e frenare l'esodo dei sardi

-

L'assessora Desirè Manca traccia il bilancio alla vigilia del Primo Maggio: crescono le assunzioni a tempo indeterminato, fondi dirottati su turismo, innovazione e categorie svantaggiate.

Il Primo Maggio sull'Isola si misura in trecentotrentasette milioni di euro. È questa la cifra complessiva che l'assessorato regionale al Lavoro, Formazione e Sicurezza Sociale ha messo a bilancio negli ultimi due anni nel tentativo di consolidare l'occupazione e fermare le partenze. Alla vigilia della Festa dei Lavoratori, la titolare della delega Desirè Manca traccia una linea di demarcazione netta tra la retorica della ricorrenza e la realtà di un territorio dove trovare e mantenere un impiego resta un percorso a ostacoli.

L'analisi dell'esponente della Giunta parte dalle fasce più vulnerabili del mercato. “Il Primo Maggio è il giorno delle lavoratrici e dei lavoratori. Ma in Sardegna è ancora, troppo spesso, il giorno di chi un lavoro lo cerca, lo ha perso o è costretto a partire", esordisce l'assessora, richiamando la condizione dei giovani emigrati, delle donne, degli ultracinquantenni espulsi dalle fabbriche e di chi non percepisce un salario sufficiente per una vita autonoma. “Noi partiamo da qui: dalla realtà, dalle difficoltà concrete che tante famiglie sarde vivono ogni giorno. Ed è proprio da qui che nasce la responsabilità di cambiare le cose”.

I registri regionali segnano una lieve inversione di tendenza, con i contratti a tempo indeterminato — ovvero le assunzioni fisse, senza scadenza temporale — in crescita del 4,77 per cento, un dato trainato anche dalla trasformazione dei vecchi rapporti precari in posizioni stabili. Di contro, calano dell'1,32 per cento i contratti a termine. “I dati ci dicono che l’occupazione migliora, lentamente ma con costanza, e in quella crescita c’è il segno concreto di una speranza che torna. Ma non ci basta", precisa Manca. "Il nostro obiettivo è costruire una Sardegna in cui si possa lavorare e vivere. Una Sardegna in cui un contratto a tempo indeterminato non sia un’eccezione, ma una prospettiva reale. In cui il lavoro permetta di restare, costruire una famiglia, immaginare il futuro senza dover partire".

Per tradurre l'indirizzo politico in prassi, l'amministrazione ha frazionato il bilancio in diverse direttrici d'intervento. Sessantadue milioni totali, di cui ventidue stanziati di recente, sono stati destinati ai bonus assunzionali, i contributi economici versati direttamente alle aziende che mettono sotto contratto i disoccupati, con una corsia preferenziale per gli over 50 e i lavoratori a basso reddito. Altri quaranta milioni finanziano il programma "F.I.L.O. Sardegna", un piano concepito per allineare le richieste delle imprese con le competenze di chi cerca impiego nei settori chiave dell'economia isolana. Sul fronte dell'inclusione, cinque milioni sostengono il bando "Valore Lavoro" per l'inserimento dei disabili, mentre il comparto dell'accoglienza assorbe i ventuno milioni della misura "SO.LA.RE.", studiata per puntellare l'occupazione nella filiera turistica.

La ripartizione dei fondi tocca infine l'aggiornamento tecnico. Quattro milioni di euro servono a finanziare l'innovazione e la formazione digitale, attraverso la creazione di poli operativi per l'intelligenza artificiale e l'audiovisivo, oltre all'erogazione di voucher, veri e propri buoni spesa per l'addestramento professionale in ambiti specifici come l'aeronautica. A chiudere il quadro contabile figurano le azioni contro il part-time involontario — la prassi aziendale di imporre orari ridotti a chi vorrebbe e dovrebbe lavorare a tempo pieno — e tre milioni di euro dirottati sui servizi scolastici gratuiti per alleviare i costi a carico delle famiglie. "Questo Primo Maggio non è solo una celebrazione. È un impegno", conclude l'assessora. "Un impegno verso chi resiste, verso chi lotta, verso chi sogna ancora un futuro in questa terra. A loro diciamo: non siete soli. La Sardegna può e deve tornare a essere una terra in cui restare non è un sacrificio, ma una scelta possibile".