L'allarme dell'ex primo cittadino di Alghero: i ritardi e le modifiche apportate dagli uffici al piano di riqualificazione rischiano di scatenare le cause legali delle ditte escluse e di far saltare l'appalto.
L'ombra del contenzioso giudiziario si allunga sul futuro del Caval Marì, lo storico immobile abbandonato che si affaccia sulla passeggiata del lungomare Dante ad Alghero. A lanciare l'allarme è Mario Conoci, alla guida dell'amministrazione cittadina tra il 2019 e il 2024, che denuncia la paralisi amministrativa attorno al piano di recupero della struttura. Un ritardo di oltre due anni che ora rischia di tramutarsi in un caso legale a causa di presunte modifiche, non autorizzate dal bando originario, che avrebbero snaturato il piano di lavoro iniziale.
Durante la precedente consiliatura, la macchina municipale aveva varato un avviso pubblico, ovvero una procedura di gara aperta per sollecitare i soggetti privati a presentare idee e capitali volti a sottrarre l'edificio al degrado e ai pericoli legati ai cedimenti strutturali. La selezione si era conclusa con l'approvazione di un progetto redatto dall'ingegner Sergio Murgia, sostenuto da una cordata di imprenditori disposti a finanziare e gestire l'operazione. Il piano vincitore prevedeva la trasformazione del rudere in un polo turistico capace di fondere attività culturali, spazi ricettivi e intrattenimento, il tutto supportato da soluzioni avanzate per il risparmio e l'efficienza energetica.
A distanza di ventiquattro mesi, tuttavia, la documentazione giace ancora negli uffici comunali. L'ex sindaco punta il dito contro le attuali dinamiche interne al municipio, segnalando come la pratica sia gestita in prima persona dal vertice del settore demanio, il dipartimento incaricato di amministrare i beni di proprietà pubblica dello Stato e del Comune. Secondo la ricostruzione di Conoci, il progetto sarebbe stato sottoposto a variazioni strutturali rispetto alla versione che si era originariamente aggiudicata la gara. Una serie di difformità tecniche che avrebbero spinto lo stesso ingegner Murgia a rinunciare all'incarico e ad abbandonare il piano di lavoro.
La manipolazione del disegno originario rischia ora di far saltare l'intera impalcatura burocratica. Alterare gli elementi che hanno permesso di accumulare i punti necessari per vincere la selezione espone inevitabilmente l'ente pubblico all'intervento dei giudici amministrativi. «Questo scenario è estremamente delicato», mette a verbale Conoci. «Eventuali variazioni sostanziali esporrebbero l’amministrazione a quasi certi ricorsi da parte dei soggetti non aggiudicatari, potrebbero configurare irregolarità amministrative e, nei casi più gravi, portare all’annullamento della gara». I ricorsi, ossia le azioni legali formali intraprese dai concorrenti sconfitti per chiedere al tribunale l'invalidazione della gara lamentando un'evidente disparità di trattamento, riporterebbero infatti l'intera procedura al punto di partenza.
Il monito rivolto all'attuale esecutivo richiede il rispetto rigoroso dei patti sottoscritti al momento dell'aggiudicazione, senza alterare gli equilibri della gara. La richiesta dell'ex primo cittadino mira a scongiurare il collasso dell'iniziativa per poter finalmente cancellare la macchia di incuria dal litorale cittadino. «In una fase così delicata, l’azione amministrativa deve essere improntata, oltre che ad efficenza e concretezza, a trasparenza, correttezza e piena legittimità», chiude Conoci, augurandosi che il ripristino delle regole impedisca ulteriori perdite di tempo nell'opera di recupero del sito.