La Giunta approva la delibera dell'assessore Piu che estende i contributi a fondo perduto ai paesi fino a cinquemila abitanti. Stanziati quarantacinque milioni in tre anni, con una corsia preferenziale per i giovani e per gli emigrati che rientrano sull'Isola.
Il governo della Regione allarga le maglie degli incentivi per frenare lo svuotamento demografico delle zone interne. Nel corso dell'ultima riunione, la Giunta ha approvato una delibera, il documento amministrativo che formalizza le decisioni dell'esecutivo, proposta dall'assessore ai Lavori pubblici Antonio Piu. Il provvedimento ridisegna la mappa dei contributi a fondo perduto, ovvero quei finanziamenti pubblici che il cittadino non è tenuto a restituire, destinati all'acquisto, alla ristrutturazione e al recupero della prima casa. La novità sostanziale risiede nell'innalzamento della soglia demografica: gli aiuti statali verranno ora estesi a tutti i Comuni sardi che contano fino a cinquemila residenti, ampliando in modo considerevole il perimetro dei territori coinvolti.
La copertura finanziaria dell'operazione poggia su uno stanziamento di quarantacinque milioni di euro, spalmati in quote da quindici milioni per ciascuna delle annualità del triennio compreso tra il 2026 e il 2028. Dal punto di vista pratico, il singolo nucleo familiare potrà ottenere un rimborso pari alla metà delle spese sostenute per l'immobile, fino a raggiungere un tetto massimo fissato a quindicimila euro. L'assessorato ha inoltre rivisto il meccanismo con cui queste risorse verranno trasferite dalle casse di Cagliari a quelle dei singoli municipi, introducendo un criterio basato sul rendimento. Il trenta per cento dei fondi sarà diviso in parti uguali tra tutti i centri aventi diritto, mentre il restante settanta per cento verrà assegnato premiando la virtuosità amministrativa, calcolata in base alla capacità dimostrata da ogni Comune nello spendere le risorse erogate nell'anno precedente.
A delineare la filosofia dell'intervento è lo stesso assessore Piu. «Si tratta di un ulteriore tassello nel disegno complessivo del diritto alla casa e all’abitare sostenibile - sottolinea l'esponente della Giunta - ma soprattutto è un contributo importante alle azioni di contrasto allo spopolamento. Allargare la possibilità di accedere a contributi per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa, aumenta anche la possibilità di restare nel proprio territorio perché restituire dignità all’abitare aumenta il senso di appartenenza alla propria comunità e incentiva il desiderio di costruire il proprio vivere nel luogo di origine». Per stilare le graduatorie dei beneficiari, la direttiva impone ai municipi un rigido sistema a punteggio. I Comuni dovranno riservare almeno il settanta per cento del punteggio ai criteri obbligatori dettati dalla Regione, i quali favoriscono l'assegnazione dei fondi a chi trasferisce la propria residenza da altre regioni italiane o dall'estero. All'interno di questo perimetro, una quota aggiuntiva di punti è prevista espressamente per favorire il rientro degli emigrati sardi e dei loro discendenti. «Questi criteri sono direttamente collegati agli obiettivi di contrasto allo spopolamento - evidenzia Piu - e riguardano in particolare il trasferimento di residenza da altre regioni o dall’estero; i nuclei familiari di nuova formazione; la presenza di figli minori; la dimensione del nucleo familiare; l’età del richiedente (con priorità ai soggetti under 40)».
Accanto alla griglia di valutazione imposta dagli uffici cagliaritani, alle amministrazioni locali viene concessa un'autonomia residuale per stilare i propri bandi. I Comuni potranno inserire criteri di premialità aggiuntivi, purché non discriminatori, per favorire il recupero di edifici situati all'interno dei centri storici, per sostenere il radicamento economico locale o per tutelare situazioni di particolare fragilità socio-economica e disagio abitativo. Il testo definisce infine le regole di ingaggio, stabilendo i requisiti puntuali di accesso e le procedure per la decadenza e il recupero coatto delle somme in caso di inadempienze da parte dei beneficiari. «Il nuovo modello - spiega l’assessore - consente di intercettare il fabbisogno reale dei territori e di valorizzare la capacità amministrativa degli enti locali. Introduce inoltre criteri di priorità equilibrando indirizzo regionale e autonomia comunale». La chiosa di Piu si attiene al testo approvato: «La nuova disciplina rappresenta un’evoluzione significativa della misura, rendendola più efficace, trasparente e orientata a risultati concreti, con l’obiettivo di rafforzare la residenzialità e sostenere lo sviluppo dei piccoli comuni della Sardegna».