Salta la legge sulle servitù militari: i Cinque Stelle intestano a sé il ritiro della proposta di Fratelli d'Italia

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Il partito del governatore Todde esulta per lo stop al testo in Parlamento. La compagine rivendica il pressing politico che ha sbarrato la strada a un provvedimento accusato di comprimere i poteri della Regione sarda.

La battaglia politica sui vincoli militari imposti al territorio sardo registra una brusca frenata nei palazzi romani e si trasforma in un terreno di aperta rivendicazione per il Movimento 5 Stelle. Il partito di maggioranza relativa nell'esecutivo isolano ha infatti annunciato pubblicamente il ritiro della proposta di legge sulle servitù militari, ovvero il complesso di limitazioni d'uso del suolo e di vincoli che lo Stato centrale impone ad ampie porzioni geografiche dell'Isola per ospitare basi, poligoni di tiro e infrastrutture operative delle forze armate. Un testo normativo originariamente presentato dai banchi di Fratelli d'Italia, la cui repentina cancellazione viene ora esibita dai pentastellati come un netto successo politico incassato a discapito degli avversari del centrodestra.

Attraverso una nota ufficiale, la compagine politica inquadra l'archiviazione della pratica come un traguardo raggiunto esclusivamente grazie alla costante pressione esercitata in queste settimane. Un'azione definita sinergica, che ha visto muoversi in blocco i parlamentari nazionali, i consiglieri seduti nell'assemblea regionale di Cagliari e la stessa governatrice della Sardegna, Alessandra Todde. Secondo la lettura fornita dal Movimento, il disegno di legge ormai decaduto nascondeva l'insidia di una progressiva marginalizzazione istituzionale, poiché rischiava di comprimere ulteriormente i poteri decisionali della Regione sarda, penalizzando ancora una volta l'autonomia delle comunità locali che da anni chiedono maggiore tutela e riequilibrio delle aree sottoposte a giurisdizione militare.

I Cinque Stelle respingono categoricamente l'idea di un ravvedimento spontaneo da parte dei firmatari del testo. «Il ritiro da parte di Fratelli d’Italia va nella direzione giusta, ma è arrivato solo grazie alla pressione politica e istituzionale esercitata con forza dal M5S e dalle forze d’opposizione», si legge nel comunicato diramato, in cui si ipotizza apertamente che, in assenza di un rigido sbarramento parlamentare, l'iter di approvazione della norma sarebbe scivolato in avanti nel silenzio generale.

Il documento si chiude blindando la linea di partito in vista dei futuri tavoli di contrattazione istituzionale con il Governo. «Oggi non celebriamo solo un passo indietro della maggioranza, ma un passo avanti nella difesa dei diritti dei sardi e nella tutela del nostro territorio», decreta la nota. La chiosa finale è una garanzia sulla prosecuzione delle ostilità politiche in materia di demanio militare: «Continueremo a lavorare con determinazione affinché la Sardegna non sia più considerata marginale, ma protagonista delle scelte che la riguardano».