Bamonti lancia l'appello ai privati sostenendo che il Comune abbia esaurito le armi. Colledanchise lo gela e propone un fondo di garanzia pubblico: "Sbagliato scaricare le colpe sui cittadini".
La fame di case da affittare ad Alghero non svuota solo la città, ma apre una vistosa crepa all'interno della maggioranza che governa il municipio. Sul tavolo c'è l'emergenza abitativa, divorata dal mercato degli affitti brevi per i turisti, ma a far discutere sono le ricette diametralmente opposte proposte da due esponenti della stessa coalizione a poche ore di distanza l'uno dall'altro. Da una parte si fa appello al buon cuore dei proprietari immobiliari, dall'altra si invoca l'intervento finanziario dell'ente pubblico, con tanto di richiamo all'ordine interno.
Ad accendere le polveri è stato Alberto Bamonti, consigliere eletto nelle file del gruppo Noi Riformiamo Alghero. Attraverso una nota ufficiale, Bamonti ha tracciato un quadro a tinte fosche del mercato immobiliare locale, ormai cannibalizzato dalle locazioni extra-alberghiere che spingono i prezzi a livelli insostenibili, condannando la città al calo demografico e alla fuga dei giovani. La soluzione proposta dal consigliere, tuttavia, si affida esclusivamente alla sfera privata. Sostenendo che l'Amministrazione comunale abbia "già messo in campo tutti gli strumenti a sua disposizione", Bamonti ha lanciato un appello diretto ai proprietari di case: "Rimettete sul mercato le case per affitti annuali, stabili, accessibili". Un'invocazione alla responsabilità collettiva per arginare un problema che, a suo dire, il Comune da solo non può risolvere.
La tesi dell'impotenza amministrativa ha però provocato l'immediata reazione del collega di maggioranza Marco Colledanchise, esponente di Orizzonte Comune e riferimento locale dell'assessore regionale Franco Cuccureddu. La sua replica smonta pezzo per pezzo l'impianto del predecessore. Colledanchise chiarisce subito che non è affatto vero che siano stati utilizzati tutti gli strumenti disponibili. Al contrario, definisce un errore politico chiedere ai privati di farsi carico dell'emergenza. "Un bene privato resta tale e ogni proprietario è legittimamente libero di scegliere come utilizzarlo", ribatte l'esponente civico, aggiungendo che non è corretto scaricare sui cittadini una responsabilità che spetta alla sfera pubblica.
Il nodo centrale, secondo Colledanchise, non è l'assenza fisica di appartamenti, ma la paura dei proprietari di incappare in inquilini morosi e nelle lungaggini legali per gli sfratti. Per sbloccare il mercato, il consigliere rilancia uno strumento tecnico studiato fin dalla campagna elettorale: il fondo di garanzia comunale. Si tratta di un tesoretto pubblico accantonato dal municipio per rassicurare i locatori: se l'inquilino smette di pagare, interviene il Comune a coprire il buco. Numeri alla mano, la proposta prevede di stanziare quattrocentomila euro all'anno per coprire circa cinquantacinque contratti di locazione. Un meccanismo a leva finanziaria in cui il denaro viene solo bloccato a garanzia. Anche calcolando un tasso di insolvenza molto alto, intorno al dieci per cento, la spesa reale che uscirebbe dalle casse comunali si aggirerebbe intorno ai quarantamila euro annui.
Il progetto finirà nei prossimi giorni sul tavolo del sindaco Raimondo Cacciotto e della dirigenza amministrativa per valutare i margini operativi della manovra. Nel frattempo, però, Colledanchise chiude la sua comunicazione con un avvertimento che suona come una strigliata ai compagni di coalizione. Il consigliere chiede di mantenere una linea politica coerente, sottolineando come sia fondamentale "evitare semplificazioni o uscite isolate che non aiutano un lavoro complesso che richiede serietà e visione".