Chi lavora la terra sa per istinto secolare che i raccolti dipendono dai capricci del cielo. Quello che il contadino sardo del terzo millennio fatica ancora a digerire, tuttavia, è che la sopravvivenza della sua azienda debba dipendere dai capricci di un server. Eppure, è esattamente questa la cronaca amara di una primavera in cui le precipitazioni o le siccità, per una volta, c'entrano poco. La tempesta perfetta, stavolta, è tutta informatica e burocratica.
Sul tavolo ci sono 75 milioni di euro. È la dote del cosiddetto bando CSR (l'intervento SRD01, per gli amanti delle sigle a tutti i costi), un tesoretto che la Regione Sardegna ha destinato agli investimenti in agricoltura. Una boccata d'ossigeno vitale. Il problema, denunciano i professionisti del settore, è che la porta per accedere a questi fondi è sbarrata da oltre due settimane. Non da un catenaccio arrugginito, ma da un blocco del SIAN, il Sistema Informativo Agricolo Nazionale, ovvero il cervellone elettronico ministeriale che dovrebbe snellire le pratiche e che invece, con disarmante puntualità, le sta affossando.
A sollevare il velo su questo cortocircuito istituzionale, unendosi al coro di lamentele già intonato nei giorni scorsi dall'Ordine dei Dottori Agronomi e da alcune voci dell'opposizione in Consiglio Regionale, è oggi il Collegio dei Periti Agrari e dei Periti Agrari Laureati della Provincia di Sassari. Il presidente, Paolo Cattina, non usa mezzi termini per descrivere una situazione che sta trasformando un'opportunità di rilancio in una corsa a ostacoli pesantemente discriminatoria.
«Già nelle prime ore non era possibile presentare le domande, generando disparità tra gli utenti e trasferendo ulteriori carichi operativi sui Centri di Assistenza Agricola (CAA), già fortemente impegnati in vista della scadenza del 15 maggio per le domande PAC», dichiara Cattina. Per tradurre ai non addetti ai lavori: i tecnici che devono materialmente caricare le pratiche per conto degli agricoltori si sono trovati davanti a un muro digitale fin dal giorno di apertura dello sportello, il 31 marzo scorso, accumulando ritardi su ritardi in un periodo in cui gli uffici sono già intasati dalle scadenze della PAC (la Politica Agricola Comune dettata dall'Europa).
A questa paralisi tecnica si è aggiunta una concomitanza temporale che ha il sapore della più classica beffa amministrativa. Proprio alla vigilia dell'apertura del bando, il 25 marzo, una delibera della Giunta Regionale ha stabilito il passaggio di consegne per l'abbinamento dei "mandati" (l'autorizzazione formale e necessaria che l'agricoltore dà al suo tecnico per operare a suo nome) dall'Assessorato regionale direttamente all'ARGEA, l'agenzia sarda per le erogazioni in agricoltura. Risultato pratico? Una transizione avviata il primo aprile ha creato un vuoto gestionale nel momento più delicato. I numeri forniti dai Periti Agrari sono impietosi: ci sono oltre 1.500 mandati di assistenza regolarmente trasmessi, ma non ancora associati alle utenze del portale. In parole povere, i professionisti hanno le carte in regola ma il sistema non li riconosce, impedendo loro di cliccare il fatidico tasto di invio. A condire il tutto, l'assenza di un manuale operativo ufficiale per compilare le domande, che lascia i tecnici a navigare a vista.
Ma il vero cuore del problema, quello che trasforma l'inefficienza in palese ingiustizia, è il meccanismo di assegnazione dei fondi. Sulla carta si tratta di una graduatoria basata su punteggi di merito. Nella realtà, a parità di punti, vince chi arriva prima. Si innesca così il diabolico meccanismo del "click day": una gara sul filo dei millisecondi, dove trionfa chi ha la connessione più veloce o la pura fortuna di trovare uno spiraglio nel server intasato. «Non si tratta di un semplice disservizio tecnico – sottolinea Cattina – ma di una condizione che altera le regole della competizione, arrecando un danno concreto alle imprese agricole e ai professionisti che le assistono».
Di fronte a questo caos, il Collegio sassarese avanza richieste perentorie alla Regione. La prima è la sospensione immediata del bando, per poter ripartire garantendo a tutti le stesse possibilità di accesso. Se questo azzeramento non fosse possibile, i Periti suggeriscono un piano alternativo di buon senso: a parità di punteggio, anziché premiare il dito più veloce sul mouse, si dia la precedenza a chi richiede importi inferiori, adottando un criterio già felicemente sperimentato dalla stessa Amministrazione per i bandi sulle ricerche idriche.
Il documento si chiude con la richiesta di ripristinare il sistema informatico tutelando chi è già stato penalizzato e l'istituzione di un tavolo tecnico permanente per evitare che il copione si ripeta.
«Confermando la massima disponibilità alla collaborazione costruttiva – conclude Cattina – per evitare la perdita delle risorse comunitarie e regionali e ristabilire condizioni di equità tra tutti i potenziali beneficiari è indispensabile un intervento tempestivo e trasparente. Non è accettabile che, nel 2026, imprese e professionisti siano ancora ostaggio di disfunzioni informatiche protratte nel tempo».
Un interrogativo amaro che resta sospeso nell'aria delle nostre campagne. Perché si può chiedere a un agricoltore di fare i conti con la grandine o la siccità, rientra nelle dure regole del suo antico mestiere. Ma chiedergli di soccombere contro un algoritmo difettoso o un modulo telematico sordo, è una sconfitta che una terra votata all'agricoltura non dovrebbe più potersi permettere.