Come avevamo già avuto modo di anticipare, la pazienza dei sindaci costieri italiani è arrivata al limite. C'è un'Italia che produce ricchezza sotto l'ombrellone e un'Italia, rintanata nei ministeri romani, che incassa i dividendi lasciando agli amministratori locali l'onere di pulire le strade e garantire la sicurezza. La battaglia di quelli che abbiamo imparato a conoscere come i "comuni fisarmonica" – i centri balneari che d'inverno sonnecchiano e d'estate si trasformano in metropoli – ha appena celebrato una tappa cruciale a Bibbona, in Toscana, dove si è chiuso il vertice del G20 Spiagge.
Per chi non fosse avvezzo alle sigle, il G20 Spiagge è una sorta di "sindacato" istituzionale che riunisce le principali destinazioni marine del Paese. Da Alghero a Taormina, da Jesolo a Riccione, passando per Viareggio e Cavallino Treporti: un cartello di ventisei amministrazioni che, da sole, attraggono 55 milioni di presenze turistiche l'anno. Stiamo parlando del 12 per cento dell'intero turismo nazionale, gestito da sindaci che operano con i bilanci e il personale di piccoli borghi di provincia.
A rappresentare la Riviera del Corallo in questa trasferta toscana c'era l'assessore al Demanio, Enrico Daga, accompagnato dal dirigente Pietro Nurra. Il messaggio portato da Alghero sul tavolo del vertice è la naturale prosecuzione di un allarme che gli enti locali lanciano da anni, finora ignorato dai governi di ogni colore politico. Il nodo, crudo e spietato, è quello della cassa: «Nel confronto tra le città del network – riferisce Daga – il focus è stato chiaro e non più rinviabile: fiscalità e governance del turismo. Esistono territori come il nostro che funzionano come vere e proprie città fisarmonica, che si espandono e si contraggono in base ai flussi, passando in poche settimane da una dimensione ordinaria a una pressione che moltiplica popolazione, servizi e responsabilità di noi amministratori e dell'apparato amministrativo. Non è per niente sostenibile – afferma – gestire milioni di presenze con strumenti pensati per comunità stabili, standardizzate, con flussi e pressione abitativa costante. Si lavora insieme per una fiscalità capace di restituire ai territori parte del valore che producono e una governance che riconosca la complessità reale del turismo contemporaneo».
Per comprendere la frustrazione degli amministratori bisogna guardare in faccia la realtà dei numeri. Il 2024 ha registrato in Italia 139,6 milioni di arrivi e 466,2 milioni di presenze (i pernottamenti effettivi), con un aumento del 4,2% sull'anno precedente. Di questa mole umana impressionante, circa un terzo (145,8 milioni di presenze) si riversa su appena 389 comuni costieri, che rappresentano un misero 5 per cento del totale dei municipi italiani.
È su questa sproporzione che si gioca la partita romana. Attualmente, alla Camera dei Deputati è in discussione un disegno di legge sulle "Comunità Marine", pensato proprio per riconoscere uno status giuridico e finanziario speciale a chi subisce l'onda d'urto del turismo di massa. Lo ha ribadito Roberta Nesto, sindaco di Cavallino Treporti e coordinatrice nazionale del G20 Spiagge: «Si tratta spesso di territori con pochi residenti durante l’anno ma che nei mesi estivi vedono moltiplicare la popolazione per effetto delle presenze turistiche, con un forte impatto sulla domanda di servizi pubblici. La legge che abbiamo fortemente voluto e alla quale abbiamo contribuito trasversalmente, nei prossimi giorni verrà finalmente presentata».
Al centro del malcontento c'è anche un meccanismo burocratico insidioso: il Fondo di Solidarietà Comunale. Si tratta di quello strumento con cui lo Stato preleva una parte delle entrate fiscali dai Comuni considerati "ricchi" per redistribuirla a quelli in difficoltà. Il paradosso è che le città turistiche appaiono ricchissime sulla carta (grazie a IMU sulle seconde case e tasse di soggiorno), ma quei soldi vengono in gran parte riassorbiti da Roma, lasciando le casse locali sguarnite proprio quando c'è da pagare gli straordinari ai vigili urbani o smaltire tonnellate di spazzatura estiva.
Al vertice ha partecipato anche l'assessore regionale al turismo della Toscana, Leonardo Marras, che ha ricordato la necessità di allungare la stagione per reggere la concorrenza internazionale. Ma la linea tracciata dai sindaci è ormai una e inequivocabile: non servono più le pacche sulle spalle o i convegni celebrativi. Il turismo costiero tiene in piedi l'economia della nazione, e governarlo con le regole dell'Ottocento non è più un errore amministrativo. È un suicidio economico.