Il Partito Sardo alla prova dei centocinque anni: a Ghilarza il dibattito per non disperdere i Quattro Mori

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C'è un anniversario che, in Sardegna, non può essere derubricato a semplice ricorrenza da calendario. Sono i centocinque anni del Partito Sardo d'Azione (Psd’Az), il simbolo dei Quattro Mori che dal 1921 rappresenta l'architrave del sardismo organizzato. Ma chi conosce la storia di questo movimento sa bene che i compleanni, per i sardisti, non sono mai stati soltanto momenti di brindisi e amarcord; sono, quasi per statuto genetico, occasioni di regolamento di conti ideale, di scissioni sofferte o di rinascite ambiziose.

In questa continuità storica, fatta di identità rivendicata e di una dialettica interna spesso ruvida, si inserisce l'appuntamento fissato per sabato 18 aprile a Ghilarza. Il luogo scelto è la Torre Aragonese, nel cuore del Guilcer, un centro che per baricentro e storia si presta bene a ospitare quella che viene annunciata come una tappa cruciale per il rilancio del partito. Il titolo dell'incontro, "Identità e democrazia", suona come una dichiarazione d'intenti in un momento in cui l'area identitaria sarda attraversa una fase di profonda riflessione organizzativa.

Il comunicato della segreteria organizzativa, pur nella sintesi tipica degli inviti politici, non nasconde l’esigenza di un confronto serrato tra i programmi sardisti e la mutevole realtà politica dell'Isola: «I temi e i programmi sardisti, la situazione politica con particolare riferimento all’area identitaria sarda, il momento politico e organizzativo attraversato dal Psd’Az, in occasione del suo 105esimo anniversario della fondazione: sono questi i principali argomenti del confronto che si terrà sabato 18 aprile a Ghilarza, nei locali della Torre Aragonese, a partire dalle 15.30. Sono invitati a partecipare tutti i sardisti e le sardiste, dirigenti, militanti, simpatizzanti e quanti abbiano a cuore le sorti e il futuro della Sardegna e del Psd’Az».

Per il lettore che osserva queste dinamiche dal di fuori, bisogna chiarire che il Psd’Az non è un partito come gli altri. È un'entità che ha attraversato il fascismo, la ricostruzione, l'autonomia e il regionalismo, restando sempre sospeso tra la tentazione del governo e il richiamo della foresta indipendentista. Parlare oggi di "momento organizzativo" significa affrontare il tema dei rapporti di forza interni e della capacità del partito di parlare a una Sardegna che nel 2026 chiede risposte pratiche su trasporti, energia e lavoro, senza rinunciare a quell'anima "identitaria" che ne giustifica l'esistenza.

L'incontro di Ghilarza, dunque, si preannuncia come un termometro politico. La chiamata è rivolta a tutti, dai quadri dirigenti ai militanti di base, in un tentativo di ricompattare le fila e definire una linea chiara in un panorama dove il sardismo rischia talvolta di frantumarsi in mille rivoli. Che si tratti dell'ennesima assemblea di testimonianza o del primo passo verso una vera ristrutturazione, lo diranno gli interventi che si susseguiranno sotto le volte della Torre Aragonese.

Resta il fatto che a centocinque anni dalla fondazione, i Quattro Mori dimostrano di avere ancora voglia di discutere. E finché c'è dibattito, c'è speranza che quell'idea di Sardegna "nazione", sognata dai padri fondatori, non finisca definitivamente in soffitta insieme alle vecchie bandiere.