Il paradosso della Barbagia digitale: a Nuoro le start-up crescono a ritmi da Silicon Valley

Alessandra Todde

Siamo stati abituati, per decenni, a leggere i bollettini economici delle zone interne della Sardegna come si legge un necrologio. Lo spopolamento, la fuga dei cervelli, l'agonia della pastorizia e il mito di un isolamento tanto romantico quanto fatale. Eppure, ogni tanto, le statistiche si divertono a smentire i luoghi comuni. E ci dicono che oggi, all'ombra del Supramonte, è in corso una mutazione genetica silenziosa ma inesorabile.

I dati elaborati dall'Osservatorio economico della Camera di Commercio di Nuoro (su base Unioncamere) fotografano un fenomeno in controtendenza: tra il 2016 e il 2025, le cosiddette start-up innovative, le neo-imprese ad alto tasso tecnologico, sono cresciute nel Nuorese del 475%. Un'esplosione numerica che proietta la provincia al quinto posto assoluto in Italia per espansione del settore.

A intestarsi politicamente la lettura di questo risveglio è la presidente della Regione, Alessandra Todde, che inquadra il fenomeno non come un fuoco di paglia, ma come un'inversione di rotta: «Il Nuorese manda un segnale forte. Cresce, innova e si struttura». Le classifiche, d'altronde, parlano chiaro, e la governatrice snocciola i progressi: «Nell’ultimo anno Nuoro ha guadagnato undici posizioni, salendo dal sessantanovesimo al cinquantottesimo posto nella classifica nazionale per densità di start-up innovative. È un dato che ci parla di una crescita concreta e recente».

Non si tratta, peraltro, delle classiche "scatole vuote" aperte per intercettare qualche finanziamento a pioggia. A sorprendere è la solidità economica con cui questi giovani imprenditori si affacciano sul mercato. È ancora Todde a sottolinearlo: «Oggi il 56,5 per cento delle start-up nasce con un capitale di almeno 10 mila euro, un risultato che colloca la provincia al quarto posto nazionale per capitalizzazione».

Dietro questa vitalità periferica, naturalmente, c'è la necessità di una regia pubblica che non disperda il potenziale. La Regione rivendica il proprio ruolo di incubatore, mettendo sul piatto una pioggia di fondi che, se ben spesi, dovrebbero fare da volano. E qui il burocratese richiede una necessaria traduzione: i 157 milioni di cui parla la governatrice provengono dai bandi FESR (il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), ovvero la cassaforte di Bruxelles destinata a riequilibrare le disuguaglianze territoriali, gestita sull'Isola dall'agenzia Sardegna Ricerche.

«È un segnale che accompagna il lavoro che stiamo portando avanti per rafforzare il sistema delle imprese e dell’innovazione in Sardegna», afferma Todde, delineando la strategia finanziaria. «Lo stiamo facendo con 81 milioni di euro per i Contratti di investimento, con misure fino a 7 milioni per i progetti di ricerca e sviluppo, con 157 milioni di bandi FESR gestiti da Sardegna Ricerche, e con interventi rivolti a start-up, digitalizzazione delle PMI, innovazione collaborativa, economia circolare e artigianato innovativo». L'acronimo PMI, ormai d'uso comune, indica le Piccole e Medie Imprese, vera ossatura dell'economia isolana che oggi è chiamata alla transizione verso il digitale.

C'è poi l'asso nella manica, la grande scommessa scientifica che potrebbe cambiare per sempre il volto di questa terra: l'Einstein Telescope. Il riferimento è al progetto del gigantesco rilevatore sotterraneo di onde gravitazionali che l'Italia candida a ospitare nelle ex miniere di Sos Enattos, a Lula. Un'infrastruttura di livello mondiale che porterebbe con sé un indotto tecnologico senza precedenti proprio nel cuore della Barbagia. «Dentro questa strategia rientra anche il bando da 4 milioni di euro collegato a Einstein Telescope, pensato per aprire nuove opportunità per le imprese sarde», aggiunge la presidente.

La sfida, ora, è quella di sempre. Evitare che l'entusiasmo dei numeri si trasformi nell'ennesima incompiuta isolana. «Il nostro compito è consolidare questa spinta e trasformarla in una leva stabile di sviluppo, innovazione e lavoro per tutta la Sardegna», conclude Todde. Un traguardo ambizioso per un territorio che sembra aver finalmente deciso di smettere i panni della vittima per indossare quelli del pioniere.