La salute "fuori campo": il ramoscello d'ulivo di Cappellacci tra Roma e Cagliari

Ugo Cappellacci

Cagliari, 10 aprile. Ugo Cappellacci gioca in casa ma parla a Roma. Il Presidente della Commissione Affari Sociali e Salute della Camera — quell'organo parlamentare che ha il compito di esaminare, emendare e licenziare i testi di legge in materia sanitaria prima che approdino al voto finale dell’aula — è salito in cattedra alla scuola di formazione dei Riformatori sardi. Al suo fianco, il Ministro della Salute Orazio Schillaci. Il messaggio è un’esortazione che suona quasi come un monito: la sanità non deve essere un trofeo elettorale.

L'etimologia della cura La parola salute affonda le radici nel latino salus: salvezza, incolumità, benessere. Un concetto che, per definizione, non dovrebbe conoscere steccati ideologici. Eppure, la cronaca politica ci ha abituati a vedere corsie d'ospedale trasformate in trincee di schieramento. Cappellacci tenta di invertire la rotta rivendicando il lavoro svolto in Commissione, dove il dialogo tra maggioranza e opposizione ha prodotto, a suo dire, frutti rari come l'unanimità.

Il sistema legislativo sanitario si muove su binari complessi. Prima della norma, c’è l’indagine conoscitiva: uno strumento con cui la Commissione convoca esperti e analizza dati per capire dove il sistema "emergenza-urgenza" faccia acqua. Cappellacci ha citato provvedimenti che toccano la vita quotidiana, come la legge sull'oblio oncologico. Si tratta del diritto di un ex paziente guarito da un tumore di non essere discriminato quando chiede un mutuo o partecipa a un concorso. È, in sostanza, il diritto giuridico alla guarigione sociale.

Il Presidente ha poi elencato i decreti per abbattere le liste d’attesa e il riconoscimento dell’obesità come patologia, uscendo dalla logica della colpa individuale per entrare in quella della cura collettiva.

Le parole del Presidente Nel suo intervento, l'ex governatore sardo ha usato toni netti: “Il diritto alla salute tocca la carne viva dei cittadini, delle famiglie e delle comunità. Per questo deve essere sottratto alla disputa quotidiana tra schieramenti.”

Soffermandosi sulla produzione legislativa della sua Commissione, ha aggiunto: “In questi anni la Commissione che ho l’onore di presiedere ha approvato provvedimenti ambiziosi, spesso grazie a un clima di dialogo che si è tradotto in lavoro condiviso e, in molti casi, in voti unanimi. Penso, ad esempio, alla legge sugli screening pediatrici per il diabete, che vede la Sardegna regione pilota a livello nazionale, e alla legge sull’oblio oncologico.”

Infine, il passaggio politico più delicato, rivolto alla Villa Devoto della gestione Todde: “Al di là delle appartenenze politiche, credo che l’esperienza della pandemia abbia rafforzato in tutti la consapevolezza che la sanità non sia una spesa da tagliare, ma il migliore investimento. In nome di questo principio, auspico che anche con la Regione Sardegna, come già avvenuto in altre realtà del Paese, si possano individuare obiettivi condivisi e avviare una leale e concreta collaborazione.”

Analisi del contesto Resta da capire se l'auspicio di Cappellacci per una "leale collaborazione" troverà sponde nell'attuale amministrazione regionale sarda o se la sanità isolana rimarrà ostaggio del solito gioco delle parti. La Sardegna è regione pilota per il diabete pediatrico, ma le liste d’attesa per una visita specialistica restano un calvario che non distingue tra tessere di partito.

Può la politica regionale sarda raccogliere questo invito al dialogo tecnico senza interpretarlo come una manovra di posizionamento? Il dubbio è legittimo, visti i precedenti. Ma se la salute è "carne viva", forse è il momento che i chirurghi della politica posino il bisturi elettorale e inizino a usare il filo da sutura del buonsenso.