Alla vigilia esatta del secondo anniversario dell'insediamento dell'attuale consiliatura, avvenuto il 9 aprile 2024, il Consiglio Regionale della Sardegna ha approvato una norma destinata a ridisegnare i confini economici dei contratti pubblici. Nella seduta pomeridiana dell'8 aprile 2026, l'Assemblea ha dato il via libera alla Proposta di Legge (siglata in gergo parlamentare come PL) numero 58, che istituisce la soglia del salario minimo orario a 9 euro per tutte le retribuzioni legate ad appalti e concessioni affidate dalla Regione, dagli enti locali, dalle aziende sanitarie e dalle società controllate.
L'etimologia del diritto e l'architettura dell'appalto
Per comprendere la reale portata del provvedimento, occorre operare una dissezione del lessico istituzionale. Il termine salario affonda le proprie radici nel latino salarium, ovvero la razione di sale che veniva originariamente assegnata ai soldati romani come forma di pagamento; esso rappresenta, dunque, non un semplice compenso, ma il mezzo materiale di pura sussistenza. La parola appalto, invece, deriva dal latino ad pactum (scendere a patti, stipulare un accordo) e indica il contratto con cui un ente pubblico (definito tecnicamente stazione appaltante) affida a un'impresa privata l'esecuzione di un'opera o la fornitura di un servizio.
Storicamente, il meccanismo degli appalti pubblici è stato spesso governato dalla logica del "massimo ribasso", un sistema in cui l'amministrazione assegna il lavoro all'azienda che offre il prezzo più basso. Questa pratica si traduce frequentemente in una compressione brutale dei costi della manodopera, innescando il fenomeno del dumping contrattuale. Il termine dumping deriva dal verbo inglese to dump (scaricare, gettare via) e in economia descrive la pratica di vendere beni o prestazioni lavorative a un prezzo inferiore al loro reale costo di produzione, con l'intento di sbaragliare la concorrenza a discapito dei diritti dei lavoratori.
È proprio su questa dinamica che si innesta la finalità della nuova legge, come evidenziato dalla Presidente della Regione, Alessandra Todde:
«La Sardegna interviene in modo preciso in particolare nei settori ad alta intensità di manodopera, dove il costo del personale incide maggiormente e dove troppo spesso si sono scaricati gli effetti del massimo ribasso. Con questa legge si fissa un principio chiaro: il lavoro deve essere tutelato e adeguatamente retribuito».
La norma istituisce inoltre un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, incaricato di stilare report annuali. Un organo di controllo che la Presidente ritiene dirimente:
«È un passaggio importante perché non basta affermare un principio, bisogna anche vigilare sulla sua attuazione. Il monitoraggio sarà essenziale per garantire l’efficacia delle misure introdotte».
I numeri dell'occupazione e le tensioni in Aula
La misura si inserisce in un quadro macroeconomico delineato in Aula dall'Assessora del Lavoro, Desirè Manca, la quale ha legato i nuovi criteri vincolanti nelle gare d'appalto (che ora includono meccanismi premiali per le aziende che favoriscono l'occupazione femminile e giovanile) ai recenti indicatori statistici forniti dall'ISTAT (l'Istituto Nazionale di Statistica, l'ente pubblico di ricerca che produce i dati ufficiali dello Stato):
«I dati più recenti confermano segnali incoraggianti. Secondo le rilevazioni ISTAT, a partire dalla metà del 2024 e con proiezioni fino al 2025 (con dati 2026 in uscita a breve), si prevede un incremento del livello di occupazione pari al +2,6%. Un risultato significativo, considerando che da tempo la Regione non registrava una crescita di questo tipo. Non vogliamo sostenere che tutto sia perfetto, ma è chiaro che alcune misure stanno producendo effetti concreti».
Tuttavia, il percorso legislativo del provvedimento, il cui primo firmatario è il consigliere Alessandro Solinas del Movimento 5 Stelle (M5S), ha incontrato aspre resistenze formali e politiche da parte dell'opposizione. Il dibattito in Aula ha registrato subito un attrito procedurale sollevato da Franco Mula, esponente di Fratelli d'Italia (FdI), il quale ha contestato l'approdo del testo in assemblea in assenza del parere preventivo della Seconda Commissione, saltato per la mancanza del quorum (dal latino quorum maxima pars, il numero legale minimo di componenti necessari affinché un consesso possa deliberare validamente). Il Presidente del Consiglio Regionale, Piero Comandini, ha rigettato l'eccezione, validando la procedura in virtù dell'articolo 85 del regolamento interno.
Lo scontro si è poi spostato sull'entità della soglia economica. Mentre Solinas ha difeso i 9 euro orari come parametro studiato «per mantenere equilibri di mercato a garanzia dei lavoratori», la minoranza ha tentato una controffensiva contabile. Il consigliere Alberto Urpi, del gruppo Sardegna 20/venti, ha proposto oralmente un innalzamento a 10,5 euro. Ancor più radicale è stata la mossa di Fausto Piga (FdI), che ha presentato un emendamento per portare il salario a 13 euro l'ora, motivando la richiesta con un attacco diretto all'impianto della legge:
«Avevo anticipato questo emendamento in discussione generale. Questa proposta di legge è uno specchietto per le allodole. Oltre alla paga minima si devono garantire anche i diritti dei lavoratori. La proposta di legge prevede 9 euro l’ora come salario minimo noi ne proponiamo 13. A populismo rispondiamo con populismo».
Entrambi gli emendamenti dell'opposizione sono stati respinti dalla maggioranza, portando all'approvazione definitiva del testo originale.
La tutela dei professionisti e la gestione del personale
La lunga sessione consiliare ha registrato l'approvazione di altri provvedimenti incidenti sull'architettura lavorativa e istituzionale. Attraverso il Testo Unificato (TU) 10 e 28, l'Assemblea ha normato la tutela delle prestazioni professionali per i committenti privati. La legge introduce un vincolo procedurale per la Pubblica Amministrazione: per il disbrigo delle pratiche amministrative, sarà d'ora in avanti necessario presentare una dichiarazione sostitutiva che attesti l'avvenuto pagamento delle competenze dei professionisti coinvolti. Il consigliere Valter Piano del Partito Democratico (PD) ha inquadrato così la ratio della norma:
«Si tratta di una proposta solida, esaminata dalla commissione Seconda, che riguarda da vicino il lavoro di migliaia di professionisti. Che spesso si trovano in posizione di debolezza contrattuale e procedimentale nei confronti dei committenti».
Infine, l'Aula ha approvato con procedura d'urgenza la PL 197, relativa agli obblighi di sicurezza sul lavoro e sorveglianza sanitaria per il personale in carico ai gruppi consiliari, senza oneri aggiuntivi per il bilancio regionale. Questo inquadramento impatta su figure amministrative regolate dalla preesistente Legge Regionale 2/2014, che vincola il costo massimo di questi dipendenti al parametro della "Categoria D". Nel sistema contrattuale pubblico, l'Area dei Funzionari ed Elevate Qualificazioni (ex Categoria D) identifica personale laureato con funzioni direttive, il cui stipendio tabellare base si attesta oltre i 2.500 euro lordi mensili, al netto delle indennità specifiche previste per le attività di gabinetto.
Dinanzi all'introduzione per legge di un livello retributivo inderogabile per chi opera per conto della Pubblica Amministrazione, l'analisi economica e sociale impone un interrogativo: l'imposizione di una soglia minima fissa negli appalti costituisce il primo reale baluardo per scardinare la logica dello sfruttamento lavorativo esternalizzato, oppure rischia di tradursi in un parametro rigido incapace di assorbire l'effettivo costo della vita e la progressiva erosione del potere d'acquisto delle famiglie?
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