La Regione fa squadra in volo: una sola flotta di droni per tutti gli uffici pubblici

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La Giunta accentra le operazioni di volo sotto la cabina di regia della Protezione Civile. Addio alle spese doppie per brevetti e mezzi. L'assessora Laconi: "Infrastruttura collaudata per monitorare il territorio".

di Pasqualino Trubia

La Regione Sardegna razionalizza l'uso della tecnologia ad alta quota. Da oggi, i droni e i piloti brevettati della Protezione Civile diventano lo strumento operativo unico per tutti gli assessorati e gli enti regionali. Niente sprechi o doppioni burocratici: chiunque, all'interno della macchina pubblica isolana, abbia bisogno di un occhio dal cielo, busserà a una sola porta.

La decisione è arrivata con l'ultima delibera della Giunta, approvata su proposta dell’assessora alla Difesa dell'Ambiente e alla Protezione Civile, Rosanna Laconi. Fino a ieri, il rischio concreto era che ogni singolo dipartimento regionale acquistasse i propri quadricotteri e pagasse costosi corsi per brevettare i propri dipendenti. Ora, le strutture dell’amministrazione si avvarranno esclusivamente dell’organizzazione tecnica già messa in piedi dalla Protezione Civile.

Le direttive sui cieli e il ruolo dell'ENAC L'accentramento delle operazioni non è solo una mossa per tagliare i costi, ma risponde a una precisa indicazione dell'ENAC, l'Ente Nazionale per l'Aviazione Civile che detta e fa rispettare le regole su tutto ciò che vola in Italia.

Proprio l'ENAC ha chiesto alla Regione di attivare un coordinamento unico per l'uso degli UAS (Unmanned Aircraft System, il termine tecnico con cui la legge definisce i droni e i relativi sistemi di pilotaggio a distanza). L'obiettivo è standardizzare le procedure ed evitare che uffici diversi firmino accordi fotocopia per operare nei cosiddetti spazi aerei non segregati, ovvero quelle normali porzioni di cielo dove i droni si trovano a convivere con il traffico di aerei ed elicotteri, e dove le regole di sicurezza sono severissime.

Il perimetro dell'operazione Le regole d'ingaggio interne sono state tracciate con precisione. La Direzione generale della Protezione Civile fornisce i mezzi e i piloti certificati. Le altre Direzioni regionali che richiedono l'intervento garantiscono l'accesso fisico alle aree da sorvolare e utilizzano poi i dati raccolti per le proprie indagini. Le applicazioni pratiche spazieranno dalla gestione delle allerte meteo al controllo degli abusi edilizi, fino alla tutela degli ecosistemi. Il primo ente ad aver testato questo modello, nel settembre del 2025, era stato il Corpo Forestale. Oggi il sistema si allarga a tutta l'architettura regionale.

L'assessora Rosanna Laconi inquadra i confini del provvedimento: «Un progetto nato nell’ambito della protezione civile diventa oggi patrimonio operativo dell’intero sistema pubblico regionale. L’obiettivo non è semplicemente adottare nuove tecnologie, ma mettere a disposizione di tutte le strutture regionali un’infrastruttura già collaudata, costruita con ENAC, per operare in modo coordinato ed efficace. Droni e sistemi a pilotaggio remoto diventano così strumenti concreti per monitorare il territorio, controllare le infrastrutture, prevenire i rischi e intervenire con maggiore tempestività».