Lavoro e Pil, il balzo della Sardegna: seconda in Italia per investimenti. Manca: "Scelte coraggiose"

Desirèe Manca

Il Welfare Italia Index 2025 certifica un'inversione di tendenza: l'Isola destina il 3,5% della propria ricchezza alle politiche occupazionali. Calano i giovani inattivi. L'assessora rivendica la strategia della Giunta.

di Pasqualino Trubia

I numeri non fanno sconti, ma a volte sanno sorprendere, ribaltando le narrazioni storiche che vedono il Sud perennemente in coda. Secondo i dati del Welfare Italia Index 2025 (il termometro socio-economico del think tank promosso dal Gruppo Unipol e The European House – Ambrosetti), la Sardegna è balzata al secondo posto in Italia per gli investimenti nelle politiche del lavoro. Un dato che spinge l'assessorato competente a tracciare un primo, ottimistico, bilancio dell'azione politica in corso.

Il peso degli investimenti sul PIL L'indice nazionale poggia su due pilastri d'indagine: la quantità di risorse immesse nel sistema e le reali ricadute sulla vita dei cittadini. Sul primo fronte, la Sardegna ha destinato il 3,5% del proprio Prodotto Interno Lordo (PIL) per creare nuove opportunità occupazionali. Una percentuale che colloca l'Isola sul secondo gradino del podio nazionale, trainando l'intera regione anche al secondo posto tra le aree del Mezzogiorno per investimenti complessivi nel sistema di welfare.

A commentare la fotografia scattata dal report è l'assessora del Lavoro, Desirè Manca, che difende la linea dell'Esecutivo: «Un traguardo che ci incoraggia e ci rende orgogliosi. Gli investimenti che abbiamo fatto stanno dando i primi frutti: siamo secondi a livello nazionale per investimenti nelle politiche del lavoro, con il 3,5% del PIL dedicato a creare opportunità e dignità per i nostri cittadini. Un dato che ci posiziona ai vertici del Paese [...] ma è nel settore del lavoro che la nostra azione politica segna un cambio di passo storico e strutturale». I report economici citano le "politiche del lavoro", ma cosa significa all'atto pratico? Non stiamo parlando di erogare sussidi di disoccupazione per assistere chi è fermo. Le "politiche attive" sono investimenti mirati: finanziano percorsi di formazione professionale, erogano incentivi economici alle aziende che assumono a tempo indeterminato, o coprono i costi dei tirocini formativi. È denaro pubblico speso per costruire le condizioni affinché una persona possa entrare, o rientrare, nel mercato del lavoro con le proprie gambe.

Gli effetti reali: giù i giovani inattivi Se l'immissione di liquidità è il seme, l'occupazione è il raccolto. E i numeri iniziano a registrare un movimento positivo. La percentuale dei NEET (i giovani che non studiano e non lavorano) è scesa dal 22,8% al 20,3%. Anche il bacino degli "inattivi" totali si restringe, migliorando fino al 54,1% e portando la Sardegna al quindicesimo posto in Italia. Bene anche l'istruzione, a cui viene destinato il 4,5% del PIL regionale (contro una media nazionale del 3,5%).

Per l'assessora Manca, non si tratta di casualità statistica: «Sono numeri che parlano di scelte coraggiose, talvolta discusse, ma che ci stanno portando passo dopo passo in una direzione diversa. Non pretendiamo di scalare l’intera classifica in un giorno, ma giorno dopo giorno qualcosa si muove. Investiamo più della media nazionale in protezione sociale, lavoro, sanità e istruzione perché crediamo che il welfare non sia un costo, ma il motore della crescita economica. La Sardegna sta dimostrando che con una programmazione mirata le cose possono cambiare».