Fosso della Noce, scontro sul Canalone. Sardegna al Centro avverte Mascia: "Rischio crolli da bollino rosso, follia buttare i fondi"

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Il coordinatore Testaverde smonta il piano del sindaco di rinunciare all'opera idraulica in nome del parco urbano: "Una falsa contrapposizione. Si può mettere in sicurezza la valle e farci un anfiteatro all'aperto".

Scegliere tra un parco urbano alberato e un canale in cemento per lo scolo delle acque sembra una decisione facile. Finché non si fanno i conti con la forza della natura e con i milioni di euro europei già pronti in cassa. A Sassari, il definitivo abbandono del progetto del "Canalone" nel Fosso della Noce, annunciato dal sindaco Giuseppe Mascia, accende la miccia del primo vero scontro idrogeologico della consiliatura.

A scendere in trincea è il coordinamento cittadino di Sardegna al Centro 20Venti, guidato da Giuseppe Testaverde, che bolla la scelta della Giunta come un pericoloso abbaglio.

L'acqua in cantina e il bollino rosso europeo Il dito è puntato contro quella che viene definita senza mezzi termini una «falsa contrapposizione di obiettivi». L'allarme sollevato dall'opposizione non è prettamente politico, ma tecnico: la vallata del Rosello non è solo una tela bianca su cui dipingere un'area verde, ma una zona ad altissimo rischio alluvionale certificato.

«La nostra sezione raccoglie da anni preoccupazioni e proteste dei residenti per i continui allagamenti di scantinati, garage e piani terra ad ogni pioggia», tuona Testaverde. Il comunicato fa riferimento a un "Rischio idrogeologico di livello H". Cosa significa? È la classificazione massima (H sta per High, ovvero alto) utilizzata dalla Comunità Europea e dalla Protezione Civile. Indica un'area in cui la probabilità di frane, esondazioni o crolli strutturali è imminente o altamente probabile in caso di piogge intense. Quando un territorio è classificato "H", le istituzioni non hanno la facoltà estetica di decidere se intervenire o meno: hanno l'obbligo di legge di arginare l'acqua per evitare che strade, terrapieni e palazzi crollino.

I soldi nel cestino e il parco possibile Il nodo centrale della polemica è prettamente economico e strategico. Esiste già un progetto di mitigazione del rischio, con i relativi finanziamenti già stanziati e bloccati. Rinunciare al Canalone significa azzerare l'iter, buttare il progetto e rimettersi in fila per chiedere altri soldi.

«Far cessare un rischio concreto perché lo impongono l'Europa e il buon senso non va assolutamente in contrapposizione con il riqualificare un'area – precisa il coordinatore –. Siamo perfettamente d'accordo con il Sindaco quando dice che questo deve essere il punto di partenza per lo sviluppo della zona, ma non capiamo perché si vogliano deliberatamente perdere finanziamenti già ottenuti quando, inevitabilmente, li si dovranno andare a cercare da capo per lo stesso identico scopo».

Il silenzio del WWF e la proposta dell'anfiteatro Sardegna al Centro piccona anche l'argomentazione dell'impatto ecologico. Il partito fa notare come il WWF, l'ente nazionale con maggiore autorevolezza in materia, si sia finora rifiutato di esprimersi contro l'opera, e che le relazioni sull'impatto ambientale sbandierate dai detrattori siano di natura «esclusivamente privata».

La visione alternativa esiste: trasformare la necessità idraulica in un'opportunità architettonica. Un attraversamento fluviale urbano ben progettato, sostengono da Sardegna al Centro, può convivere perfettamente con il verde. La proposta è pragmatica: usare i fondi per mettere in sicurezza il Fosso della Noce e, sfruttando la conformazione della valle, creare un parco con un anfiteatro all'aperto per attrarre turisti e ospitare eventi.

L'appello finale alla Giunta «Auspichiamo per il bene di tutti che l'attuale Giunta possa ritornare sui propri passi», conclude Testaverde con un appello formale alla maggioranza. «Bisogna prendere ciò che di buono già esiste — progetto di mitigazione e finanziamenti — per espandere, migliorare e completare il progetto nella sua totalità. Evitiamo 'rifiuti estremi' che provocherebbero alla città solo perdita di tempo, soldi e rischi concreti per molte famiglie».