Venti di guerra sull'Iran, l'allarme dell'ANPI: "Basi sarde a rischio rappresaglia. La Regione si opponga"

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Il coordinatore regionale Antonello Murgia scrive ad Alessandra Todde e al Consiglio: "Governo italiano ambiguo, la Brigata Sassari rischia di diventare un bersaglio. La nostra isola non sia la piattaforma logistica del conflitto".

La guerra in Medio Oriente bussa alle porte della Sardegna. L'Associazione Nazionale Partigiani d'Italia (ANPI) ha indirizzato una lettera aperta ai vertici istituzionali dell'Isola: la presidente della Giunta Alessandra Todde, il presidente del Consiglio Piero Comandini e l'intera assemblea regionale.

Il documento, firmato dal coordinatore sardo Antonello Murgia, chiede un atto politico netto e immediato: negare formalmente l'uso del suolo isolano come retrovia logistica per il conflitto in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran.

La premessa dell'associazione traccia un quadro a tinte fosche dell'escalation militare. Secondo l'ANPI, i recenti attacchi a Teheran non hanno innescato alcun cambio di regime, ma hanno finito per colpire il dissenso interno, allargando il fronte alla penisola arabica e sdoganando persino lo spettro dell'arma nucleare. «Le prime vittime dell’attacco – si legge nel documento che cita la segreteria nazionale – sono state in realtà le donne e i giovani che contro il regime degli ayatollah erano scesi in piazza, pagando anche con la vita il loro coraggio».

La critica si sposta poi sull'esecutivo italiano, accusato di subalternità verso le politiche della Casa Bianca e di mantenere un atteggiamento di facciata. L'Italia, sostiene Murgia, rifiuta a parole l'ingresso in guerra, ma nei fatti garantirebbe il «tacito consenso all’utilizzo di basi italiane e alla fornitura di materiale bellico».

Il rischio sardo: i poligoni e la Brigata Sassari È in questa presunta ambiguità governativa che si innesta l'allarme per l'Isola. L'ANPI sottolinea come la Sardegna, storicamente gravata dal peso delle servitù militari, rischi di trasformarsi in un «obiettivo militare privilegiato» agli occhi delle nazioni ostili.

Il secondo, e più urgente, campanello d'allarme riguarda gli uomini sul campo: i militari della Brigata Sassari. I soldati della Brigata Sassari si trovano attualmente schierati in Medio Oriente (nel Sud del Libano) sotto l'egida dell'ONU, all'interno della missione di interposizione UNIFIL. Il timore espresso dall'ANPI è tecnico e militare: se il Governo italiano dovesse concedere supporto logistico o armi a uno dei contendenti (Stati Uniti o Israele), l'Italia perderebbe la sua neutralità. Di conseguenza, i nostri soldati verrebbero considerati dalla controparte come "parte belligerante" (ovvero nemici attivi), esponendosi a rappresaglie dirette in un territorio dove dispongono solo di un mandato di pace e di scarse protezioni offensive.

L'ultimatum a Todde: "Dichiarate l'indisponibilità della nostra terra" La sintesi del documento è una chiamata alle armi diplomatiche. L'Associazione chiede alla politica sarda di fare pressioni su Roma per riportare il confronto all'interno degli organismi internazionali, gli unici titolati a far rispettare un accordo di pace.

Il mandato richiesto a governatrice e consiglieri è inequivocabile: «L’ANPI Sardegna chiede alle SS.VV. di dichiarare l’indisponibilità della nostra terra al supporto di qualsiasi natura alla guerra in atto e di inoltrare una richiesta al Governo nazionale affinché l’Italia prenda nettamente le distanze dalla stessa non solo a parole».