A Sassari l'assessore all'Urbanistica annuncia la revisione dello strumento urbanistico regionale. Sotto la lente non più solo le coste, ma l'assalto delle energie rinnovabili, il rischio siccità e lo spopolamento dell'entroterra.
A vent'anni dalla sua stesura originale, la Regione Sardegna riapre il cantiere del Piano Paesaggistico Regionale (PPR). L'annuncio è arrivato ieri, 18 marzo, da Sassari. Nel corso di un convegno promosso dal Ministero della Cultura e dalla Soprintendenza, l'assessore degli Enti locali e Urbanistica, Francesco Spanedda, ha delineato le direttrici che guideranno la revisione del più importante strumento di governo del territorio isolano.
L'architettura concettuale della Giunta Todde punta a ribaltare la percezione del vincolo ambientale, trasformandolo da freno burocratico a motore economico. «Dobbiamo superare l’idea che tutela e sviluppo siano in contrapposizione e riconoscere nella tutela una leva di sviluppo», ha esordito l'esponente della Giunta. L'approccio, spiega Spanedda, non dovrà essere meramente conservativo, ma dinamico: «Dobbiamo conservarlo come si fa con un edificio antico, attraverso un progetto che ne eviti la perdita e il decadimento. Dobbiamo passare da uno sviluppo che trasforma il territorio a uno che lo valorizza e lo accompagna senza snaturarlo».
Le nuove minacce: dalle coste all'assalto delle rinnovabili
Se il PPR del 2006 nacque primariamente come scudo per fermare il cemento sulle coste, la mappa dei rischi del 2026 è profondamente mutata. Il mirino degli investitori si è spostato nell'entroterra.
Le dichiarazioni dell'assessore fotografano questo slittamento:
«La pressione speculativa si è spostata dalle coste alle zone interne, come dimostrano i progetti per la produzione di energie rinnovabile. Le ultime siccità e gli eventi estremi ci dicono che c’è la necessità di lavorare sulle opere di difesa, sul ciclo dell’acqua e sulla sostenibilità».
A questi fenomeni si lega a doppio filo il dramma demografico dei paesi dell'interno. Per la Regione, arginare la fuga degli abitanti fa parte integrante della pianificazione: «La tutela passa anche dalla possibilità di dare occasioni di lavoro e migliorare le condizioni di vita».
Il ricalcolo dei vincoli e il soccorso ai piccoli Comuni
Sul piano strettamente tecnico e amministrativo, il restyling del PPR richiederà una massiccia operazione di riordino cartografico e legislativo. Che cos'è un "decreto ministeriale di vincolo"? È un "lucchetto" giuridico imposto dallo Stato per proteggere un'area specifica. Può riguardare un bosco, un monte, ma anche un singolo palazzo storico o un paesaggio identitario. Se un'area è vincolata, non vi si può costruire o alterare lo stato dei luoghi senza permessi speciali.
L'assessore ha confermato che l'aggiornamento imporrà di rimettere mano a questa mole di scartoffie: «Richiederà anche il riesame dei 130 decreti ministeriali di vincolo, che si sommano ai 40 già validati e riguardano gruppi montuosi, edifici storici, beni identitari e aree di interesse naturalistico e pubblico».
Consapevole che i piccoli municipi non hanno i mezzi tecnici per affrontare questa transizione, la Regione ha annunciato un affiancamento strutturale per i Comuni più fragili, garantendo loro supporto nella gestione dei territori.
La sintesi politica dell'operazione chiude l'intervento dell'assessore: «Teniamo fede agli impegni assunti dalla presidente Todde e dalla maggioranza di governo. Aggiornare il PPR non è solo una necessità tecnica, ma una scelta strategica per sostenere lo sviluppo, la coesione sociale e la tutela dei valori paesaggistici della Sardegna».