Patto tradito sulla chimica verde a Porto Torres: "Eni esclude le imprese locali dagli appalti"

Silvio Lai

Il deputato Silvio Lai (PD) presenta un'interrogazione parlamentare: "Le manutenzioni del polo industriale assegnate ad aziende siciliane e nazionali. Cancellato l'accordo del 2011 per lo sviluppo del Nord Sardegna".

di Pasqualino Trubia

Il sogno della riconversione ecologica doveva essere il volano per l'economia del Nord Sardegna. Oggi, a quindici anni dalla firma di quello storico accordo, il polo industriale di Porto Torres si sta trasformando in un fortino inaccessibile per le aziende del territorio. L'accusa mossa all'Eni è frontale e porta la firma del deputato del Partito Democratico, Silvio Lai, che ha depositato un'interrogazione parlamentare per chiedere l'intervento immediato del Governo.

Fuori i sardi, dentro le ditte nazionali Il casus belli riguarda la gestione delle gare d'appalto all'interno del sito Novamont (ex Matrìca), il cuore pulsante del progetto di chimica verde. Secondo la ricostruzione del parlamentare, il sistema di affidamento dei lavori di manutenzione ha subito uno stravolgimento radicale. Non si pesca più dal bacino delle imprese specializzate locali, ma si indicono mega-gare su base nazionale.

I numeri snocciolati nell'interrogazione disegnano una mappa chiara dell'esclusione:

  • Manutenzione metalmeccanica: gara allargata a oltre venti imprese italiane, vinta da una ditta con sede in Sicilia.

  • Lavaggi industriali: stesso copione, con l'appalto assegnato a un'altra azienda siciliana.

  • Manutenzione elettro-strumentale e antincendio: gare attualmente in corso, sempre con la partecipazione di oltre venti ditte provenienti da tutta la Penisola.

A questo si aggiunge un'ulteriore anomalia denunciata da Lai: in alcuni casi non sarebbero state rispettate le clausole contrattuali che garantivano la proroga biennale dei contratti già in essere con le ditte sarde. Cos'è l'accordo sulla chimica verde del 2011? Fu un patto istituzionale siglato a Palazzo Chigi tra Governo, Regione Sardegna, sindacati ed Eni. Prevedeva la chiusura del vecchio e inquinante petrolchimico di Porto Torres in cambio della bonifica dell'area e della costruzione di un nuovo polo industriale basato sulla plastica biodegradabile (Matrìca/Novamont). La conditio sine qua non di quell'accordo era la tutela dell'occupazione locale e il coinvolgimento diretto delle imprese del territorio nella nuova filiera produttiva.

"Accordi trasformati in carta straccia" Le dichiarazioni del deputato dem non lasciano spazio a interpretazioni diplomatiche. Lai inquadra l'operazione di Eni non come un semplice cambio di strategia aziendale, ma come una violazione del patto sociale stipulato con il territorio:

«Eni sta progressivamente trasformando gli accordi territoriali in carta straccia, come già avvenuto in altri poli industriali del Sud, dalla Sicilia alla Puglia. Gli impegni presi con i territori servono quando bisogna ottenere consenso per le riconversioni industriali; poi, una volta avviati gli impianti, il territorio viene messo da parte».

Il parlamentare ricorda che l'operazione di Porto Torres è stata ampiamente supportata da fondi e interventi pubblici per le bonifiche. Escludere l'indotto locale significa far crollare l'impalcatura stessa dell'accordo del 2011: «La chimica verde doveva essere un progetto di riconversione industriale radicato nel territorio del nord Sardegna. Se si escludono le imprese locali, quel progetto perde la sua legittimazione sociale ed economica».

L'appello finale è rivolto direttamente a Palazzo Chigi, a cui viene chiesta una verifica stringente sugli impegni presi dalla multinazionale dell'energia. La sintesi politica di Lai è amara: «Prima si chiede al territorio di fidarsi per chiudere gli impianti. Poi, quando la riconversione parte, il territorio viene escluso. Questo non è accettabile».