In tre anni l'Isola passa dall'essere l'ultima in Italia (2%) al traguardo dell'11,69%.
Quasi 50mila pazienti over 65 presi in carico. Todde: "La casa deve essere il primo luogo di cura".
di Pasqualino Trubia
Cagliari – Una volta tanto, la contabilità sanitaria restituisce un segno più. La Regione Autonoma della Sardegna ha ufficialmente raggiunto e superato l’obiettivo fissato dal Governo e dall'Europa per l’assistenza domiciliare agli anziani. Il superamento della soglia sblocca l'accesso a un corposo rimborso da oltre 106 milioni di euro.
I dati, estratti dal sistema nazionale NSIS (Nuovo Sistema Informativo Sanitario) e aggiornati al 31 dicembre 2025, certificano che la Sardegna ha preso in carico l’11,69% della propria popolazione over 65. I fondi in questione derivano dal PNRR (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza varato dopo il Covid). Per erogare i soldi, il piano impone dei traguardi rigidi. Sull'ADI (Assistenza Domiciliare Integrata, ovvero le cure mediche e infermieristiche portate direttamente a casa dei pazienti non autosufficienti), l'obiettivo minimo richiesto alle Regioni era raggiungere il 10% degli over 65. L'obiettivo non è solo curare meglio l'anziano, ma svuotare i pronto soccorso e i reparti ospedalieri dai cosiddetti "ricoveri impropri".
La fenomenologia del dato diventa rilevante se si osserva il punto di partenza. Nel 2022, la Sardegna era ultima in Italia, con una copertura ferma al 2,2%. Nel 2023 è salita al 6,3%, nel 2024 al 6,5%, fino all'accelerazione dell'anno appena concluso (11,69%).
In termini assoluti, significa che 49.242 anziani (su una platea totale di 421.300) ricevono oggi cure a domicilio.
La mappa territoriale mostra che tutte le Asl hanno superato la soglia di sbarramento del 10%, con picchi nelle zone interne: Ogliastra: 19,04%, Nuoro: 12,62%, Oristano: 12,23%, Cagliari: 11,80%, Gallura: 11,14%, Medio Campidano: 11,00%, Sassari: 10,66% e Sulcis: 10,02%.
La Presidente della Regione, che detiene anche la delega ad interim alla Sanità, inquadra il risultato come l'esito di una collaborazione tra Assessorato, Asl, sistemi informatici (ARES e Sardegna IT) e medici di medicina generale.
«La Sardegna compie oggi un passo fondamentale nel rafforzamento della sanità territoriale – dichiara Alessandra Todde –. In soli due anni siamo passati dal fondo della classifica al superamento del target nazionale allineandoci alle Regioni più avanzate del Paese. È un risultato storico, che dimostra come il lavoro di squadra tra Regione, aziende sanitarie, professionisti e medici di famiglia possa produrre cambiamenti concreti nella vita delle persone».
La governatrice fissa poi la rotta per il futuro del welfare sardo:
«La casa deve diventare sempre più il primo luogo di cura, soprattutto in una Regione come la nostra, caratterizzata da una popolazione anziana numerosa e da territori spesso distanti dai grandi ospedali. Rafforzare l’assistenza domiciliare significa garantire cure più vicine ai cittadini, migliorare la qualità della vita degli anziani e ridurre i ricoveri impropri».
A margine, una considerazione sul posizionamento dell'Isola rispetto alla Penisola:
«La Sardegna non è più la ‘Cenerentola’ del sistema sanitario nazionale su questo fronte. I dati dimostrano che stiamo recuperando il ritardo accumulato negli anni e che il percorso intrapreso è quello giusto. Continueremo a investire nella sanità territoriale per consolidare e migliorare ulteriormente questi risultati».