Il movimento politico sardo smonta la retorica della mobilitazione sul 41-bis.
"Siamo una colonia, non una nazione sovrana. Lo Stato impone le sue decisioni, l'autonomia è subalternità".
di Pasqualino Trubia
Cagliari – La protesta istituzionale contro l'arrivo dei boss mafiosi al 41-bis in Sardegna finisce sotto il fuoco amico dell'indipendentismo. Il movimento politico Repùblica smonta pezzo per pezzo la piazza convocata dalla presidente Alessandra Todde. Il messaggio è brutale: chi ha scelto di governare per conto dello Stato italiano non ha il diritto di fare la vittima quando Roma detta legge.
La colonia e la discarica
L'analisi parte da un dato di fatto geopolitico. L'Italia usa la distanza geografica della Sardegna per trasformarla in una zona di sacrificio. Un territorio periferico dove scaricare scorie nucleari, servitù militari e detenuti ad alta pericolosità.
«Siamo la periferia coloniale di uno Stato che fa il suo interesse – si legge nella nota del movimento –. La nostra terra, vista con occhio italiano, è uno spazio periferico, ideale per inviarvi scorie o segmenti sociali indesiderabili. La Sardegna come caienna, come territorio atto alla relegazione».
Il rischio infiltrazioni
Repùblica non sottovaluta il pericolo sociale. L'arrivo di decine di mafiosi di spessore trascina con sé il trasferimento dei familiari e l'apertura di nuovi canali criminali sul territorio isolano.
«Le comunità sarde gravate dai penitenziari vanno incontro al deterioramento della reputazione complessiva del loro territorio, alla crescita di una percezione di insicurezza e alla trasformazione del tessuto sociale. I fenomeni mafiosi hanno già ampiamente fatto mostra di sé nel nostro tessuto sociale, un esempio tra tutti è quello della speculazione energetica».
L'attacco alla Governatrice
Ma il bersaglio politico della nota è il Palazzo regionale. L'indignazione di Alessandra Todde e della sua Giunta viene bollata come ipocrita. Il movimento ricorda alla presidente il suo passato nei governi Conte e Draghi e le rinfaccia la sottomissione al sistema statale:
«A stupirsi sono coloro i quali governano da 80 anni la nostra terra accettando il sistema autonomistico. Non hanno il diritto di indignarsi come se si trattasse di un sopruso imprevedibile: lo Stato impone decisioni senza consultazioni preventive. Può farlo, lo fa. Perché l’autonomia, per definizione, non è sovranità».
La stoccata finale tocca il tasto dell'industria bellica a Domusnovas:
«E la classe politica al governo non ha neanche il diritto di chiamare alla mobilitazione dopo aver deriso e denigrato le persone che hanno scelto di scendere in strada contro la fabbrica della vergogna, che produce bombe e droni kamikaze a Domusnovas, destinati anche a Israele».
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