Alghero, spesi 200mila euro per Punta Giglio e ne arrivano 6,2 milioni: il Pd presenta il conto al centrodestra

Punta Giglio

L'acquisizione pubblica della pineta sblocca i fondi del Ministero e della Regione. I democratici all'attacco di FdI, Lega e Forza Italia. Daga: "Chi gridava allo scandalo ora chieda scusa".

di Pasqualino Trubia

Alghero – La matematica spegne le polemiche. Duecentomila euro spesi, sei milioni e duecentomila euro incassati. L'acquisizione pubblica di Punta Giglio frutta alle casse cittadine un moltiplicatore di trenta volte l'investimento iniziale. Il Partito Democratico algherese tira le somme e passa all'incasso politico.

I numeri e l'accusa L'acquisto del compendio dalla società privata Borgosesia S.p.A. è costato al Comune circa 200mila euro. Esserne diventati proprietari ha sbloccato l'accesso ai fondi pubblici: 4,2 milioni dal Ministero dell'Ambiente e 2 milioni dalla Regione Sardegna. Soldi veri per ripristinare la costa e la foresta.

I democratici ricordano il clima politico dei mesi scorsi. L'operazione fu definita dall'opposizione "vaga e pericolosa", "sciagurata" e "opaca". I gruppi di Fratelli d'Italia, Forza Italia e Lega abbandonarono l'aula al momento del voto. Oggi il Pd rivendica la scelta: l'investimento ha sottratto la pineta alla speculazione privata e ha generato valore pubblico.

L'affondo di Daga Enrico Daga, segretario cittadino del Pd e assessore al Bilancio, non fa sconti. In un lungo intervento pubblico ripercorre lo scontro e inchioda i detrattori: «Vi ricordate? Ci spiegavano che stavamo sbagliando tutto, che ero frettoloso. Dicevano che non si capivano le procedure, perfino che stavamo buttando soldi. È passato solo un anno, che in politica è un minuto, e arrivano i milioni veri, non comunicati stampa, non promesse, ma finanziamenti veri. Quando abbiamo deciso di acquisire il compendio di Punta Giglio e le terre di Capo Caccia, non stavamo comprando un po' di terra, ma stavamo facendo una cosa molto più ambiziosa: mettere il territorio nelle mani della comunità per generare leva finanziaria europea e nazionale. E infatti è esattamente quello che è successo. Prima l’acquisizione pubblica, poi i fondi, poi i progetti. Questa è la sequenza che abbiamo messo in fila.»

Il j'accuse si sposta sull'opposizione consiliare, accusata di miopia: «Chi in quei mesi si esercitava su cavilli, virgole, formalismi e sospetti oggi dovrebbe fare un piccolo esercizio di umiltà e chiedere scusa. Perché senza quell’operazione, questi finanziamenti non sarebbero mai arrivati. È semplice. Nella pubblica amministrazione italiana, operazioni del genere, sono rare, e non nascono per caso. Nascono quando qualcuno ha visione e sa leggere gli scenari prima degli altri, e capisce che la tutela ambientale è un moltiplicatore economico, ma, soprattutto ha il coraggio di decidere. Abbiamo letto il territorio come asset strategico, collegando acquisizione, programmazione europea e progettazione tecnica, in un'idea precisa, e ci siamo mossi prima che le finestre si chiudessero.»

La chiusura dell'assessore: «Il risultato è sotto gli occhi di tutti: patrimonio pubblico aumentato, tutela rafforzata, risorse moltiplicate. E la cosa più simpatica è che mentre qualcuno gridava allo scandalo, noi stavamo scrivendo la storia di questo territorio. Mentre qualcuno parlava di “400 mila euro buttati”, noi stavamo lavorando su milioni di euro. È la differenza tra chi commenta e chi governa. Non serve attaccare nessuno, la realtà basta. Insomma, il Parco oltre ad essere un territorio da proteggere è sempre più un’infrastruttura economica, ambientale e identitaria. Ai censori faccio una domanda semplice: quanti ettari di territorio sono diventati patrimonio pubblico negli ultimi vent’anni? Quanti milioni sono stati attivati partendo da una scelta strategica locale? La risposta è qui, pesante come un macigno. Insomma, i fatti, parlano da soli.»