Todde tira dritto sulle nomine Asl e sfida il Pd: "I pareri legali ci danno ragione"

IL PUNTO STAMPA DELLA GOVERNATRICE

Alessandra Todde

La presidente della Regione risponde alla diserzione dei dem in Giunta e difende la riorganizzazione sanitaria. Fronte carceri, la governatrice lancia l'allarme sul 41 bis: "La Sardegna ospiterà un terzo dei detenuti in regime di massima sicurezza. Serve un confronto col Governo".

di Pasqualino Trubia

Cagliari – Alessandra Todde non arretra. La presidente della Regione affronta i cronisti e difende a spada tratta le nomine dei vertici sanitari. Lo strappo con il Partito Democratico, assente al momento del voto in Giunta, è servito. Ma la governatrice tira dritto.

La rottura con i dem L'Aventino degli alleati non ferma la riorganizzazione. Todde inquadra l'assenza del Pd come una dinamica interna, rivendicando la necessità di dare una guida alle aziende sanitarie: «Parto sempre dal presupposto che le posizioni politiche sono tutte legittime. Io però ho il dovere di fare una sintesi e, soprattutto, devo rispondere al fatto che i sardi hanno necessità che le Asl più importanti, specialmente quella di Cagliari, abbiano un indirizzo e vengano gestite. All'interno di una maggioranza è chiaro che ci possano essere posizioni differenti, ma come sempre sono convinta che, siccome ci guida un insieme di valori e siccome io, come la leader nazionale, sono testardamente unitaria, faremo sintesi come abbiamo sempre fatto».

Sulla diserzione specifica dei democratici, la presidente taglia corto e richiama il perimetro della coalizione: «Queste sono scelte che vengono prese all'interno dei partiti e che sono legittime. Io però devo rispondere a tutta una maggioranza che non è fatta solo dal Partito Democratico, anche se è una parte importante e deve sentirsi pienamente parte della coalizione. Allo stesso tempo, come ho detto prima, devo fare sintesi. La discussione era in atto da quando abbiamo fatto le nomine il 31 dicembre. Erano molte settimane che c'erano discussioni, anche dubbi legittimi su come procedere. Però, ripeto, la mia massima responsabilità è dare risposte a chi si aspetta che quelle Asl funzionino».

I cavilli giuridici e il ruolo dei 5 Stelle Il Pd ha motivato la sua assenza sollevando dubbi sulla tenuta legale delle nomine. La replica di Todde smonta l'alibi giuridico: «Sull'incertezza giuridica, non aggiungo niente rispetto a quello che ho detto il 31 dicembre, visto che i pareri legali sono gli stessi che ci hanno guidato alle precedenti nomine. Mi baso sugli stessi pareri e sullo stesso contesto normativo. Credo sia importante dare certezza e, soprattutto, la possibilità ai sardi di sapere che hanno una sanità che sta cambiando passo. Per tanto tempo abbiamo avuto una sanità che non esibisce numeri, che non si confronta con le altre regioni e con il contesto nazionale. Anche da questo punto di vista è importante cambiare marcia».

La governatrice ricorda poi i pesi politici all'interno dell'assessorato, chiamando in causa il suo partito per ricucire lo strappo: «Voglio sottolineare e ricordare una cosa: l'assessorato alla Sanità, nonostante io abbia l'interim, è comunque sotto l'egida del Movimento 5 Stelle. Credo sia molto importante che ci sia una sintesi tra il segretario del Partito Democratico e il mio coordinatore regionale, che venerdì sarà votato per diventare vicepresidente nazionale. È giusto e opportuno che prima ci sia una sintesi tra di loro e poi, successivamente, anche per quanto riguarda me».

L'allarme sul 41 bis Chiuso il capitolo sanità, l'attenzione si sposta sul piano carceri del Governo centrale. L'ipotesi di trasferire un massiccio numero di detenuti in regime di massima sicurezza nell'Isola fa scattare l'allarme: «Ho richiesto da settembre un confronto su un piano nazionale che è stato dichiarato all'interno del verbale della conferenza Stato-Regioni del 18 dicembre. È un piano molto pesante per la Sardegna, con tre carceri dedicati: Bancali, Uta e Badu 'e Carros. Certo che chiedo un confronto, lo chiedo con forza. Le iniziative del Consiglio, con le sue mozioni e con l'ordine del giorno che verrà proposto, vanno proprio nella direzione di aprire un tavolo che consideri i pesi della Sardegna. Sono pesi importanti, economici e legati alla coesione sociale. Pesi che gravano su una sanità che noi ci paghiamo e che verrebbe impattata in maniera importante da un numero di detenuti che rappresenta circa un terzo dei detenuti al 41 bis a livello nazionale».

La chiamata a raccolta contro il piano nazionale supera gli steccati di partito. Todde chiude invocando un fronte unito: «Non credo ci sia maggioranza o opposizione. C'è un tema dei sardi che deve essere portato avanti senza magliette, senza demagogia, in modo molto istituzionale. Non è una mobilitazione contro, è un modo per dire che la Sardegna ha altre aspirazioni e vuole crescere da un punto di vista sociale ed economico, senza subire decisioni che non sono discusse ai tavoli istituzionali corretti».