Alghero, il "Tempio del Sapere" perde i pezzi. Mulas: «Basta scaricabarile, un obbrobrio sui Bastioni»

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C'è una certa malinconica ironia nel fatto che la Facoltà di Architettura, il luogo deputato a insegnare l'arte del costruire e del preservare, stia cadendo a pezzi nel punto più nobile della città. Sui Bastioni Marco Polo, dove il turista cerca l'incanto e lo studente la cultura, oggi si trova l'intonaco che si scrosta e il rimpallo delle responsabilità.

A riaprire una ferita mai rimarginata è Christian Mulas, presidente della V Commissione consiliare, che oggi, 11 febbraio 2026, ha deciso di non usare mezzi termini. La sua è una denuncia che sa di esasperazione: «Sento il dovere di denunciare pubblicamente ancora una volta, l’inaccettabile stato di abbandono in cui versa l’ex Ospedale Santa Chiara, oggi sede del corso di Architettura dell’Università di Sassari».

Non è una novità, ed è questo il dramma. Già nel 2021, il compianto Gianni Olandi scriveva con la sua penna affilata di una «penosa situazione strutturale», parlando di una facciata che sembrava «reduce da un bombardamento». Cinque anni dopo, la profezia del vecchio cronista si è avverata: l'immobilismo ha vinto.

Mulas punta il dito contro un silenzio assordante: «Sono trascorsi quasi dieci mesi dalle prime segnalazioni e, nonostante comunicati stampa, interventi pubblici e perfino un’interrogazione formale, la situazione non solo non è migliorata, ma appare ulteriormente compromessa. La facciata dell’immobile si presenta in condizioni di evidente decadenza e degrado, offrendo un’immagine indecorosa e mortificante per Alghero».

La guerra delle carte: chi deve pagare? Ma perché nessuno interviene? La risposta giace in un groviglio di carte bollate che raccontano una storia di accuse reciproche tra Comune e Ateneo. L'Accordo Quadro del 2013 parla chiaro: l'Università ha ricevuto l'immobile in comodato gratuito per 15 anniIn cambio, l'Ateneo si impegnava a «realizzare a proprio carico gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria».

Eppure, nel 2017, l'Università ha bloccato tutto con una nota tecnica durissima, sostenendo che i danni non fossero dovuti all'usura, ma a vizi occulti dei lavori di ristrutturazione eseguiti dal Comune. In quella missiva, i tecnici dell'Ateneo rilevavano «il degrado complessivo degli intonaci» causato dall'uso improprio di intonaci cementizi su murature in tufo , e il «cedimento e deformazione degli infissi» realizzati in legno troppo tenero per sostenere il peso. Conclusione dell'Ateneo? «Declina ogni responsabilità [...] in quanto tali vizi delle opere non possono essere sanati da operazioni di manutenzione ordinaria o straordinaria».

L'appello al Sindaco Il risultato di questo braccio di ferro burocratico è sotto gli occhi di tutti: l'ex Santa Chiara marcisce. «Nei mesi scorsi è emerso un poco edificante rimpallo di responsabilità tra enti e istituzioni – attacca Mulas –. Ma ai cittadini, agli operatori economici, ai turisti che visitano Alghero e soprattutto agli studenti e al corpo docente, questo scaricabarile interessa ben poco».

Il consigliere non si ferma all'Università e allarga il campo alle altre ferite dei Bastioni, citando «le condizioni precarie della Torre della Polveriera e le criticità che interessano alcuni cannoni collocati sui Bastioni». L'appello finale è rivolto direttamente al Sindaco: «Si attivi con urgenza, promuovendo un tavolo operativo tra tutti gli enti coinvolti. Alghero non può permettersi di affrontare un’altra stagione turistica con questo obbrobrio sotto gli occhi di residenti e visitatori».

La città, insomma, merita rispetto. E forse meriterebbe che tra un cavillo legale e l'altro, qualcuno prendesse in mano calce e cazzuola.

 

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