Porto Torres 2026, la carta europeista. Pirino (+Europa): "Basta guardare indietro, il Porto diventi hub continentale"

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Lettera aperta alla città: il partito di Bonino cerca alleati per un progetto "laico e radicale". L'apertura ai movimenti civici e l'appello per i giovani: "Senza di loro la politica è prigioniera del passato".

PORTO TORRES – Mentre i partiti maggiori ancora studiano le mappe, c'è chi inizia a muovere le pedine sulla scacchiera del 2026. A Porto Torres, città che da decenni cerca una vocazione post-industriale credibile, scende in campo +Europa. Lo fa non con un candidato, ma con un metodo: una "lettera aperta" firmata dal coordinatore sassarese Manuel Pirino, che suona come una chiamata alle armi per l'area riformista e liberale.

L'analisi del passato recente. Il documento non è una rottamazione totale, ma nemmeno una cambiale in bianco per la continuità. Pirino riconosce che la città ha rappresentato un «terreno di sperimentazione politica e amministrativa importante», dove si è tentato di ripensare il futuro dopo la crisi del petrolchimico. Tuttavia, il messaggio è chiaro: quello che è stato fatto non basta più. «Per +Europa questo patrimonio non deve essere archiviato, ma assunto come punto di partenza». Serve un cambio di marcia.

La visione: l'Europa in banchina. Il cuore della proposta è togliere Porto Torres dall'isolamento locale per agganciarla ai flussi continentali. Non è filosofia, è economia. «Il porto di Porto Torres può e deve diventare un’infrastruttura strategica non solo locale ma europea, inserita nelle reti di trasporto e sviluppo sostenute dall’Unione Europea», scrive Pirino. Stesso discorso per l'ambiente, tasto dolente di un territorio ferito: «La sfida ambientale – dalle bonifiche alla tutela del territorio e del mare – non è un vincolo, ma una straordinaria opportunità di sviluppo».

Cercasi alleati. Politicamente, +Europa si offre come pivot per un'aggregazione ampia, ma selettiva sui temi. Pirino parla di un «grande contenitore di idee» e si dice pronto a incontrare «tutte le altre associazioni cittadine, gli altri movimenti e partiti Turritani». L'identikit del progetto è preciso: «impostazione liberale, laica, radicale, riformista ed europeista, lontana da populismi e da visioni chiuse». Un messaggio che sembra voler tracciare un solco netto rispetto a sovranismi e demagogie.

La questione generazionale e sociale. Infine, l'emergenza sociale. Il coordinatore tocca temi concreti come il "Dopo di Noi", la lotta al bullismo e l'inclusione, avvertendo che una città che perde i suoi figli non ha futuro. «Un progetto politico che non metta al centro le nuove generazioni è destinato a rimanere prigioniero del passato», sentenzia Pirino. La sfida è lanciata: trasformare Porto Torres da ex polo industriale in crisi a «laboratorio politico capace di parlare non solo a sé stessa, ma all’intero territorio e all’Europa». Resta da vedere chi raccoglierà l'invito.