Alghero e il mare, basta nostalgie. "Serve un museo che spieghi il futuro, non solo il passato"

Colledanchise

La proposta di Colledanchise (Orizzonte Comune): un centro moderno per capire il clima che cambia, non un deposito di vecchie reti. "Pianificare i prossimi vent'anni, non la prossima estate".

ALGHERO – Alghero ha il mare dentro le mura e nel portafoglio, ma paradossalmente non ha un luogo dove spiegarlo. O meglio, dove capire cosa sta succedendo sotto il pelo dell'acqua mentre il clima cambia. La proposta lanciata da Marco Colledanchise, consigliere di Orizzonte Comune, prova a colmare questo vuoto. Non chiedendo l'ennesima celebrazione nostalgica della pesca che fu, ma aprendo una «riflessione pubblica» su un Museo del Mare che sia scientifico, moderno e utile.

Niente polvere, grazie. Il consigliere sgombra subito il campo dall'equivoco del "museo deposito". «Quando parliamo di museo del mare non dobbiamo pensare a uno spazio statico o tradizionale, ma a un luogo vivo, capace di unire racconto storico, divulgazione scientifica, educazione ambientale e innovazione, parlando sia ai cittadini sia ai visitatori». L'idea, va detto per onestà intellettuale, non nasce oggi. Colledanchise cita giustamente «le considerazioni portate avanti negli anni dal biologo marino Roberto Barbieri, che più volte ha invitato la città a prendere in considerazione l’idea di un museo del mare come strumento culturale ed educativo».

La sfida del clima. La novità sta nell'urgenza. Il Mediterraneo sta bollendo, le specie cambiano, l'erosione avanza. Un museo, oggi, deve servire a capire questo. «La vera sfida è capire come un museo del mare possa raccontare non solo ciò che siamo stati, ma anche ciò che stiamo diventando. Il mare oggi è al centro di grandi cambiamenti ambientali e climatici che riguardano tutti, anche le comunità costiere come la nostra». Non è ambientalismo di maniera, è consapevolezza economica. «Un museo del mare moderno può aiutare a comprendere come il cambiamento climatico stia trasformando il Mediterraneo, la pesca, le coste e il nostro modo di vivere il territorio. Non per fare allarmismo, ma per diffondere conoscenza, consapevolezza e responsabilità».

L'economia oltre l'ombrellone. C'è poi il tasto dolente del turismo stagionale. Alghero si riempie a luglio e si svuota a novembre. Le esperienze estere – gli oceanari, i centri di ricerca visitabili – insegnano che la cultura scientifica paga tutto l'anno. «Queste strutture dimostrano che, se ben progettate, possono attrarre pubblico durante tutto l’anno, coinvolgere scuole e famiglie, contribuire alla destagionalizzazione del turismo e generare ricadute economiche positive».

Prima i calcoli, poi i mattoni. Colledanchise, saggiamente, non indica ancora né sedi né cifre. Sa che i progetti calati dall'alto finiscono male. «Questa non è una promessa né una decisione già presa. È l’apertura di una riflessione politica e culturale che deve basarsi su studi di fattibilità, dati concreti e sul coinvolgimento delle realtà scientifiche, culturali e sociali del territorio». La chiosa è un invito alla programmazione, merce rara: «Pensare in grande non significa spendere senza criterio, ma pianificare con responsabilità ciò che vogliamo che Alghero sia nei prossimi decenni».