Porto di Alghero, la confusione di Piu e il silenzio di Cacciotto. Cocco: "Il Piano c'è, la Regione non ha alibi"

Alessandro Cocco

Dopo i Riformatori, anche Fratelli d'Italia attacca l'Assessore regionale. "Confonde la manutenzione con la pianificazione per scaricare le colpe. E il Sindaco tace mentre il suo sponsor politico accusa il Comune".

ALGHERO – La questione del porto di Alghero sta diventando un caso di scuola su come la politica riesca a complicare ciò che è semplice. Dopo l'uscita dell'Assessore regionale Antonio Piu, che aveva chiesto al Comune il Piano Regolatore Portuale, e la smentita del Presidente del Consorzio Giancarlo Piras (che sosteneva che il piano fosse già a Cagliari), ora entra in scena Alessandro Cocco. Il capogruppo di Fratelli d'Italia  accusa la Regione di fare confusione tecnica per coprire l'inerzia politica, puntando il dito anche contro il "padrone di casa", il Sindaco Raimondo Cacciotto.

Il silenzio del Primo Cittadino. Per Cocco, la scena vista in conferenza stampa è politicamente grave. Non solo per quello che è stato detto, ma per quello che non è stato detto da chi avrebbe dovuto difendere l'amministrazione locale. «Le dichiarazioni di Antonio Piu, rilasciate in conferenza stampa ad Alghero, sono sbagliate nei contenuti e gravi nel metodo. E colpisce che il sindaco Cacciotto fosse lì, in silenzio, mentre il suo sponsor politico scaricava sul Comune responsabilità che sono in larga parte regionali».

Lavori pubblici vs Urbanistica. L'esponente di FdI entra nel merito tecnico, distinguendo due piani che Piu avrebbe sovrapposto: i lavori strutturali e la zonizzazione. Il molo di sopraflutto non aspetta un piano regolatore, aspetta il cemento e i collaudi. «Il molo di sopraflutto – chiarisce Cocco – necessita di interventi che rientrano a pieno titolo nei lavori pubblici, per completare un’opera da diversi milioni di euro, realizzata oltre vent’anni fa e oggi bisognosa di interventi strutturali... Confondere manutenzione e pianificazione è un errore macroscopico: o per ignoranza, o per malafede, nel tentativo evidente di spostare altrove le responsabilità di un’incompiuta che pesa sulla Regione».

La storia del Piano "fantasma". Cocco conferma la tesi già esposta: il Piano Regolatore non è un'idea astratta, ma un documento pagato e finito dalla precedente giunta di centrodestra. «Durante l’amministrazione Conoci, con l’assessore Emiliano Piras, il Comune ha completato il lavoro avviato già nel 2007, commissionato a uno studio tecnico esterno con un finanziamento di 112 mila euro. Il piano è stato elaborato... e portato a un livello di maturità tale da poter essere approvato dalla Regione».

Le domande agli assenti. L'attacco finale è una raffica di interrogativi rivolti alla filiera di centrosinistra che governa Comune e Regione (AVS e Campo Largo). Cocco chiede conto del tempo perso: «A questo punto – prosegue Cocco – la domanda è semplice: A due anni dall’insediamento della Giunta Todde quali passi in avanti ha fatto la Regione? ... A un anno e mezzo dall’insediamento della Giunta Cacciotto, che cosa hanno il sindaco o l’assessore Corbia? Hanno mai sollecitato formalmente la Regione? E il consigliere regionale Di Nolfo, che fine ha fatto?».

Conclusioni La richiesta è pragmatica: sbloccare le carte ferme a Cagliari e aprire i cantieri. «Basta rimpalli e dichiarazioni imprecise: servono atti concreti e responsabilità chiare, a partire dalla Regione». Perché mentre la politica discute di competenze, il porto invecchia.