"Moro mente sapendo di mentire". Cocco tira fuori i verbali e gela i Verdi: "Mai mancato a una seduta"

Alessandro Cocco

La replica di FdI è durissima: "Nervosetto sarà lui. Sull'idrogeno inventano balle per coprire le loro spaccature". Il Capogruppo smentisce l'accusa di assenteismo carte alla mano.

ALGHERO – Se qualcuno pensava che la stoccata sui "camerati" e sui milioni di euro avrebbe zittito l'opposizione, non conosce la fisica della politica algherese: ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, spesso più rumorosa. Alessandro Cocco, capogruppo di Fratelli d'Italia, non ha lasciato passare nemmeno mezza giornata prima di rispedire al mittente le accuse di Giampietro Moro. E lo ha fatto puntando il dito sulla veridicità dei fatti.

La guerra dei verbali. Il centro della contesa si sposta dal piano politico a quello documentale. Moro aveva accusato Cocco di non aver partecipato alla commissione sul treno a idrogeno. La risposta del meloniano è notarile: «Moro sa che non ho mancato una sola seduta della commissione speciale sul Treno a Idrogeno». Per Cocco, l'accusa dell'avversario è malafede pura: «Questo fatto è facilmente verificabile attraverso i verbali ufficiali della Commissione. Moro lo sa perfettamente, ma sceglie consapevolmente di mentire». Di conseguenza, l'etichetta di "nervosetto" affibbiata da Moro viene rispedita al mittente con gli interessi: «Se di nervosismo si parla, è evidente che sia quello di Giampietro Moro, che sottoscrive un comunicato penoso e pieno di menzogne».

L'imbarazzo a sinistra. Secondo la lettura di Fratelli d'Italia, l'attacco personale sui presunti assenteismi serve solo a nascondere la polvere sotto il tappeto. «Il tono scomposto del comunicato tradisce l’imbarazzo di chi prova a coprire, con la menzogna, le profonde contraddizioni della propria area politica». Il vero nervo scoperto, sostiene Cocco, resta il progetto ferroviario: «Sul treno a idrogeno la sinistra è divisa, e le dichiarazioni dell’assessore regionale Piu lo hanno certificato pubblicamente». La chiusura è un classico della retorica di opposizione, che rivendica la superiorità morale del "fare" contro il "dire": «Noi, come sempre, continueremo a fare politica sui fatti e sui documenti, non sulle bugie. Lasciamo a questa sinistra la politica delle bugie e delle mistificazioni».

E così, tra un "bugiardo" e un "penoso", si chiude (forse) un'altra puntata di "Pianeta Alghero". In attesa, s'intende, della prossima replica.