Sanità, la rissa in salsa algherese continua. FdI gela Moro e Podda: "Parlate a nome di un gruppo fantasma"

Alessandro Cocco

La destra replica ai consiglieri "Verdi": "In Aula quella sigla non esiste, fate chiarezza". Sulla gestione regionale: "Non sono opinioni, ma atti bocciati dai tribunali che voi fingete di non vedere".

ALGHERO – Dalla statistica sanitaria all'anagrafe politica il passo è breve. Dopo che Giampietro Moro e Beatrice Podda avevano rinfacciato a Fratelli d'Italia i disastri della gestione 2023, il partito di Giorgia Meloni contesta la legittimità stessa degli interlocutori. La nota diffusa oggi dalla sezione algherese di FdI è una doccia fredda che sposta il tiro dai reparti ospedalieri ai regolamenti consiliari.

Il giallo della sigla. Prima di entrare nel merito delle corsie, FdI solleva una questione di metodo che sa di diffida. «Non è chiaro a nome di chi parlino», scrivono i meloniani riferendosi a Moro e Podda. Il motivo è tecnico: «In Consiglio comunale non esiste alcun gruppo “Europa Verde” né è rappresentato da un capogruppo». L'affondo è politico: «Dopo le recenti polemiche sull’uso dei simboli che hanno coinvolto alcuni membri della maggioranza, sarebbe utile sapere con quale titolo vengano utilizzate sigle che in Aula non hanno rappresentanza». Insomma, prima di dare lezioni, «un po’ di chiarezza aiuterebbe».

Dalle opinioni alle sentenze. Superata la questione dei timbri, FdI va al sodo della polemica sanitaria. Se Moro e Podda parlavano di dati Gimbe, la destra parla di carte bollate. «Qui non siamo davanti a opinioni politiche contrapposte, ma a scelte regionali dichiarate illegittime da sentenze e provvedimenti emessi da organi giurisdizionali dello Stato». Per l'opposizione, la difesa della giunta Todde operata dai due consiglieri è solo «una difesa d’ufficio» che «elude il problema». Secondo FdI, Moro e Podda «ignorano o fingono di non vedere» che le decisioni attuali vengono smentite dai tribunali, un fatto che «non rafforza la fiducia dei cittadini, semmai la erode».

L'attacco a Cacciotto e l'appello al centro. Nel mirino finisce anche il Sindaco Raimondo Cacciotto, accusato di «rinunciare a tutelare il territorio pur di restare allineato politicamente» con la Regione. La chiosa è un tentativo di incunearsi nella maggioranza, appellandosi alle «forze centriste che non hanno mai mancato di far sentire una voce critica sui temi della sanità», invitandole ad «alzare la testa». La sanità, conclude FdI, ha bisogno di «atti solidi» e non di «giustificazioni di comodo».