L'ex consigliere regionale del Psd'Az visita il reparto: "Barelle ovunque e attese di 10 ore. È il collasso". La proposta: filtrare i codici bianchi con ambulatori adiacenti per dimezzare la folla.
SASSARI – Non servono ispezioni ministeriali o task force di esperti pagati a peso d'oro per capire che la sanità sarda è in coma profondo. Basta farsi un giro al Pronto Soccorso di Sassari, come un cittadino qualunque. È quello che ha fatto ieri Tore Piana, già consigliere regionale e attivista del Psd'Az, che ne è uscito con la conferma di ciò che tutti sanno ma che nessuno risolve: il sistema è imploso.
Il racconto di Piana è un bollettino di guerra: «Ieri ho potuto verificare personalmente la situazione drammatica del pronto soccorso di Sassari: centinaia di persone presenti, barelle ovunque, famiglie esasperate e attese che arrivano anche a 8–10 ore solo per una visita».
Non usa mezzi termini, definendo la scena «indegna di una regione civile, che certifica senza possibilità di smentita il collasso della sanità sarda».
La diagnosi: un imbuto mortale
Il problema, osserva l'esponente sardista, non è (solo) dentro l'ospedale, ma fuori. Il Pronto Soccorso è diventato il rifugio di tutti perché il resto non c'è.
«Il pronto soccorso è diventato l’unico punto di accesso alla sanità pubblica perché medicina di base, continuità assistenziale e servizi territoriali non funzionano o non esistono», spiega Piana.
Il risultato è un imbuto intasato da «codici bianchi, verdi e azzurri, che nulla hanno a che vedere con l’emergenza-urgenza, ma che non trovano risposte altrove».
La cura: il filtro h24
Ma Piana non si limita alla fotografia del disastro. Mette sul tavolo una proposta operativa, logica, che non richiede anni di appalti ma decisioni rapide. La ricetta è semplice: creare un filtro fisico prima che il paziente intasi la sala d'attesa dell'emergenza.
«Serve subito una misura concreta e attuabile: Istituire unità di continuità assistenziale/guardia medica h24 adiacenti ai pronto soccorso, a partire da Sassari».
Il meccanismo prevede un «Pre-triage unico per indirizzare i codici non urgenti fuori dal PS» affidandoli a «Medici dedicati, non sottratti all’emergenza» per una «Presa in carico rapida di visite, prescrizioni, certificazioni e terapie brevi».
Secondo i calcoli di Piana, «Questa soluzione permetterebbe di alleggerire immediatamente il 40–60% degli accessi, restituendo dignità ai pazienti e condizioni di lavoro accettabili agli operatori sanitari».
L'accusa politica: basta gettonisti
La chiosa è tutta politica, rivolta a chi oggi tiene le redini della Regione e sembra non avere la bussola.
«Non è accettabile spendere milioni in gettonisti senza investire seriamente sul territorio», tuona Piana, accusando l'amministrazione di «navigare a vista, mentre la sanità sarda affonda».
L'appello finale è un ultimatum: «Chi governa oggi ha il dovere di assumersi la responsabilità politica di scelte immediate. Il tempo degli annunci è finito: o si interviene ora, o il sistema collassa definitivamente».