Roma ha deciso: il 15% dell'Isola è "idoneo" per legge. Il Centrodestra vota sì, l'opposizione no. I comitati insorgono: "Parlamentari sardi, avete tradito la vostra terra".
ROMA/CAGLIARI – Alla fine, la ragion di Stato – o forse la ragion di mercato tinta di verde – ha prevalso sul buon senso e sul paesaggio. Con il voto definitivo della Camera (156 sì, 115 no), il Decreto Energia è legge. Per la Sardegna non è una buona notizia, anzi. È la certificazione che l'Isola rischia di essere trasformata in un'immensa piattaforma industriale al servizio del fabbisogno energetico altrui.
I numeri fanno tremare i polsi a chiunque abbia a cuore la bellezza di questa terra. Con il nuovo provvedimento, pale e pannelli potrebbero occupare il 15% del territorio regionale. Per capirci: stiamo parlando di un'area grande quanto l'intera Gallura, pronta a essere riempita di parchi fotovoltaici e aerogeneratori alti anche duecento metri.
Lo scenario è distopico: panorami rotanti che spuntano non troppo al largo del paradiso della Costa Smeralda, di Villasimius o di Baunei. Un colpo che potrebbe essere "definitivo" per l'immagine turistica e identitaria dell'Isola.
La mappa dell'invasione: 370mila ettari
Secondo l'analisi del "Presidio permanente del Popolo sardo", il decreto rende immediatamente idonei per legge 370mila ettari di territorio sardo. Non serve aspettare piani regolatori o concertazioni: cave, zone militari, aree dismesse e inquinate diventano automaticamente terra di conquista.
Nel dettaglio: 320mila ettari saranno "immolati" a terra, mentre 50mila ettari riguardano il mare, nel periplo delle acque territoriali vicino ai porti. E questo senza contare il far west oltre le 12 miglia, dove in teoria tutto è possibile.
La politica si spacca, i comitati accusano
Mentre a Roma si votava, in Sardegna montava la rabbia. I comitati spontanei non usano mezzi termini: «I parlamentari sardi che hanno approvato il decreto hanno tradito l’Isola». Volano parole grosse e c'è chi preannuncia querele.
Ma chi ha premuto il bottone verde? Il decreto è passato con i voti della maggioranza di Centrodestra. Tra i sardi, il "sì" è arrivato dalla delegazione di Fratelli d’Italia (Francesco Mura e Gianni Lampis, assente giustificato Salvatore Deidda) e dai deputati di Forza Italia Ugo Cappellacci e Pietro Pittalis (assente per visita medica il leghista Dario Giagoni).
Sul fronte del "no" si sono schierati invece il segretario regionale del Pd Silvio Lai e la deputata dei Progressisti Francesca Ghirra.
Ora si attende solo la Gazzetta Ufficiale, ma la sensazione è che la battaglia si sposterà dalle aule parlamentari alle campagne e alle coste, dove la "transizione" rischia di avere il volto non troppo ecologico del cemento e dell'acciaio.