Capodanno, la "doccia fredda" di Delogu: "Cuccureddu ha speso a pioggia per i voti, Sassari ci copia e il Sindaco tace. Alghero rischia l'asservimento"

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L'ex presidente della Fondazione e segretario di Forza Italia smonta l'entusiasmo della maggioranza. Attacco frontale alla strategia regionale del "tutti contenti" e alla concorrenza sleale della Città Metropolitana. Dubbi sui 154mila euro di promozione: "Le Tv ci hanno ignorato".

ALGHERO – Passata la sbornia dei festeggiamenti, arriva il momento dell'analisi a mente fredda. E quella di Andrea Delogu, segretario cittadino di Forza Italia ed ex presidente della Fondazione Alghero (uno che la macchina degli eventi la conosce dall'interno), è una disamina che non fa sconti. Nel mirino finiscono la strategia "assistenzialista" della Regione, l'egoismo di Sassari e, soprattutto, il silenzio-assenso dell'amministrazione locale.

Delogu parte riconoscendo il valore storico del brand "Capodanno", costruito in trent'anni e consacrato nelle edizioni post-pandemia. Ma avverte: quel primato è sotto attacco. Il primo colpevole, secondo l'esponente azzurro, siede a Cagliari. L'assessore al Turismo Cuccureddu avrebbe tentato di diluire l'unicità algherese con una manovra elettorale. «Cuccureddu ha ritenuto, non esclusivamente pro domo sua, ma nella speranza di attrarre facili consensi elettorali, di elargire risorse pubbliche per finanziare i capodanno in piazza, senza alcuna strategia e senza tenere in considerazione nessuna “meritocrazia” ma con il solo requisito del “se spendi 1000 ti do 500”».

Il flop dei numeri e le "medaglie di latta" Per Delogu, i finanziamenti ottenuti dalla Fondazione non sono frutto di abilità progettuale, ma di un automatismo burocratico al ribasso. «E’ bene precisare che le medaglie che Progetto Alghero ascrive alla fondazione [...] siano in questo caso di poco valore, in quanto la scelta della Regione è stata quella di proporre dei bandi la cui accessibilità esulava completamente dalla bontà del progetto... Insomma semplici EROGAZIONI A PIOGGIA con il solo principio del chiedi e ti sarà dato». Il risultato del "Capodanno diffuso"? Un fallimento. «A livello regionale è stato un vero e proprio flop... basti solo pensare che i numeri millantati (200.000 presenze nelle 18 piazze), non raggiungono, anche sommando le presenze dichiarate dagli organizzatori, le 100.000 presenze, costituite per la quasi totalità da locali residenti e non certamente da turisti».

Il "tradimento" di Sassari Il secondo fronte critico è quello istituzionale. Delogu accusa il sindaco di Sassari, Giuseppe Mascia, di aver abdicato al suo ruolo di guida dell'area vasta per giocare una partita in solitaria. «Di ciò si è avuta purtroppo una dimostrazione plastica nel comportamento del sindaco di Sassari, che, dimenticandosi di essere il sindaco della CITTA’ METROPOLITANA, non ha coinvolto il territorio ma ha unicamente pensato alla sua città, copiando di sana pianta il modello Alghero e pensando già di entrare in competizione con le altre località».

Il silenzio di Alghero Ma la stoccata più dura è per chi governa a Porta Terra. L'accusa è di subalternità politica. «Spiace dirlo ma quello che preoccupa è il silenzio e l’appiattimento del nostro Sindaco e della sua maggioranza che non hanno speso una parola per evidenziare questa situazione. Situazione che purtroppo, se non affrontata per tempo porterà ad un asservimento sempre maggiore a Sassari e a un depauperamento di tutto quello che per il Capodanno e per gli eventi in generale, Alghero è stata capace di creare».

I dubbi sui conti e sulla promozione Infine, le questioni operative. Delogu chiede conto dei soldi spesi per la comunicazione, visto il risultato mediatico deludente, e critica le date scelte per i concerti. «Se è vero, come la maggioranza sostiene, che sono stati investiti 154.000 euro in comunicazione e promozione ci si chiede come siano state destinate e suddivise dette risorse e quale corto circuito vi sia stato... iniziando appunto dal comprendere l’inspiegabile comportamento di TV e media regionali che hanno ignorato Alghero». Critica anche la calendarizzazione nei giorni feriali (lunedì e martedì), che ha tagliato fuori il turismo di prossimità. E chiude con una puntura di spillo sulla festa di San Michele: «L’edizione (molto sonnacchiosa per la verità) del San Michele 2025 ha finalmente espresso con chiarezza la sua anima catalana quasi avessero scoperto l’acqua calda», ricordando che l'identità catalana era già stata celebrata ampiamente nel 2021.