Alghero, Mulas invoca la ruspa sul Palazzo dei Congressi: "Un incubo da 25 miliardi, basta soldi pubblici. Se lo ristrutturate voto contro"

Mulas

Il consigliere in Aula non usa mezzi termini: "È un danno ambientale e paesaggistico figlio degli anni Ottanta". L'attacco alla Regione e l'ultimatum alla maggioranza: "Nessun privato lo vuole, inutile insistere".

ALGHERO – Mentre la politica locale si accapiglia su come salvare il salvabile, in Consiglio Comunale si alza una voce fuori dal coro che propone la soluzione più drastica, e forse l'unica liberale possibile: l'abbattimento. Christian Mulas prende la parola e, liquidando le recenti discussioni sui giornali, rivendica la primogenitura della linea dura: «Devo ricordare che nel 2023 io feci una provocazione con un comunicato chiedendo che venisse buttato giù».

Per Mulas non ci sono margini di recupero per quello che definisce «uno dei più grandi fallimenti politici di questo territorio». La sua analisi è una sentenza contabile e storica inappellabile: «Un'opera costata all'epoca 25 miliardi, poi ricaricata in milioni di euro, poi inaugurata nel 2007, ma che comunque non ha mai prodotto nulla, anzi ha prodotto un danno ambientale, un danno paesaggistico».

Il sogno diventato incubo Il consigliere punta il dito contro l'anacronismo di un progetto nato vecchio, pensato per un mondo che non esiste più. «Frutto di un progetto, cari colleghi, vecchio, anacronistico, passato negli anni Ottanta in un mondo vecchio... è cambiato il mercato del turismo, è cambiato un po' tutto», argomenta Mulas. L'unica cosa rimasta immobile, a suo dire, è la classe dirigente: «Quello che non è cambiato, secondo me, è la politica, che continua a far finta di niente e a buttare finanziamenti su una struttura che è da buttare giù». La sintesi è amara: «Per quegli anni era un sogno... oggi, nel 2026, è un incubo».

Le colpe della Regione e l'avvertimento Mulas individua il colpevole principale al di là delle mura cittadine: «Chi è il responsabile maggiore? La Regione, la Regione Sardegna ha una grande responsabilità. Perché in questi anni non ha fatto nulla per rendere operativa la struttura». Ma il problema oggi è economico. Quell'edificio, spiega, «ha dei costi di gestione insostenibili, tanto che nessun soggetto privato, a distanza di 40 anni, ha voluto investire sul palazzo dei congressi». Da qui l'ultimatum, lanciato direttamente in faccia alla sua stessa maggioranza e all'amministrazione: «Io spero che non ci siano finanziamenti pubblici e che non si porti in Consiglio Comunale una richiesta di riqualificazione perché io voterò contro. Lo dico chiaro».

L'ironia della burocrazia A margine della discussione sui massimi sistemi e sui miliardi sprecati, Mulas chiude con il realismo della vita d'ufficio, che suona come una beffa in un Comune che discute di grandi opere ma inciampa sull'ordinario: «Voglio segnalare che il fotocopiatore della Segreteria Generale non funziona da mesi, l'ascensore è in difficoltà e non porta al secondo piano». Grandi congressi forse no, ma almeno le fotocopie.