Due narrazioni opposte sullo stesso fatto. Per Sinistra Italiana è un attacco alla democrazia e ai diritti. Per l'ex Presidente del Consiglio regionale è solo burocrazia decisa dai governi di cui l'attuale Governatrice faceva parte.
CAGLIARI – C’è un fatto: Roma ha commissariato la Sardegna sul dimensionamento scolastico. E poi ci sono le interpretazioni del fatto, che sull’Isola viaggiano ormai su binari talmente divergenti da sembrare cronache di due pianeti diversi. Da una parte c’è l’urlo di dolore della sinistra, che vede nell’arrivo del funzionario ministeriale la calata dei barbari contro l’Autonomia; dall’altra c’è il realismo cinico (e contabile) della Lega, che ricorda a tutti come quelle regole siano state scritte proprio da chi oggi si straccia le vesti.
A incarnare queste due anime agli antipodi sono Eugenio Lai di Sinistra Italiana e Michele Pais della Lega. Due visioni inconciliabili, non solo sulla scuola, ma sulla memoria politica recente.
L'allarme rosso della Sinistra
Per Eugenio Lai, segretario regionale di AVS, la decisione del Governo Meloni è una dichiarazione di guerra. La narrazione è quella della difesa del fortino assediato. «Ancora una volta il Governo di Giorgia Meloni attacca la scuola pubblica e commissaria la Sardegna per tagliare autonomie scolastiche nei territori più deboli», tuona Lai.
Secondo questa visione, il PNRR viene usato come un cavallo di Troia per smantellare l'istruzione pubblica e ridurre i diritti dei lavoratori. Per questo, il commissariamento viene definito senza mezzi termini «un atto gravissimo, una scelta calata dall’alto che colpisce la scuola pubblica e calpesta la democrazia statutaria della nostra Regione Autonoma della Sardegna».
La doccia fredda di Pais
Dall’altra parte della barricata, affidandosi a una diretta social, risponde Michele Pais, già presidente del Consiglio regionale e oggi consigliere comunale ad Alghero. Il suo tono è quello di chi vuole smontare la retorica avversaria pezzo per pezzo, accusando la Giunta Todde di fare terrorismo psicologico.
«È davvero avvilente vedere come si strumentalizzi una notizia, un'azione del Governo per esclusivi interessi e tornaconti politici», attacca l’esponente leghista.
Pais prova a spiegare ai sardi che nessuno chiuderà le aule fisiche. «Nulla di tutto ciò, neanche un banco delle scuole sarde viene ridotto, i professori, i maestri, gli insegnanti, non c'entrano nulla, ma il dimensionamento scolastico [...] riguarda solo l'aspetto amministrativo, cioè i dirigenti avranno il compito di sovraintendere più plessi». Insomma, meno presidi, non meno scuole.
Il nodo della memoria corta
Ma il vero affondo politico di Pais è storico. L'ex Presidente del Consiglio regionale punta il dito contro l'attuale Governatrice, ricordando che gli obblighi del PNRR non sono piovuti dal cielo ieri notte, ma sono figli di accordi presi anni fa.
«Quest'obbligo, guardando un po', viene da un impegno che l'Italia ha assunto durante i governi Conte e Draghi nei confronti dell'Europa per i soldi del PNRR [...] in cambio di alcune riforme, che sono quelle della giustizia, quelle della scuola, tra cui il dimensionamento scolastico».
E qui scatta la stoccata finale, quella che fa più male: «Gli impegni sono stati assunti appunto quando l'attuale governatore era una figura di spicco di quei governi. E allora, ancora una volta, può dire che non se ne accorta, così come ha detto per quanto riguarda il decreto Draghi sull'energia e sull'assalto eolico, e la verità, dite la verità».
La sintesi è brutale: la Sardegna oggi combatte contro regole che la sua stessa Presidente, nei suoi precedenti incarichi romani, ha contribuito a scrivere o quantomeno avallare. Un cortocircuito politico che trasforma il dimensionamento scolastico nell'ennesimo capitolo di una campagna elettorale permanente.